Pubblicato il: 15 Maggio, 2009

11^ Edizione del Far East Film Festival

far-east-fest2Si è svolta, a Udine, dal  24 aprile al 2 maggio, l’11^ edizione di Far East Film Festival, viaggio nel fantastico mondo del cinema dell’estremo Oriente. I film erano suddivisi in dieci sezioni: Cina,  Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, Indonesia, Malaysia, Singapore, Taiwan e Thailandia. All’interno della manifestazione che affianca alle grandi produzioni film dal piccolo budget spiccavano due retrospettive: la prima dedicata alla regista Ann Hui che, con il dramma sociale “The Way We Are” (2008), ha raccolto molti ammiratori grazie alla sua versione edificante ed amabile della vita quotidiana ai margini della città. La Hui ha proposto, come opera più recente, “Night And Fog”, produzione di scala maggiore rispetto a The Way We Are, ma altrettanto essenziale per comprendere la vita di Hong Kong e dei suoi problemi. Il titolo della retrospettiva, Hong Kong Stories, si riferisce a storie di gente del posto, di luoghi e di sfide popolari, girati con un’attenzione di sguardo che è valsa all’autrice il rispetto dei cineasti; la seconda sezione “Kicks of Fury – New Muay Thai Films”, dedicata al cinema d’azione tailandese, ha messo in evidenza il “vero kung fu” (esibizione realistica di combattimenti). Tale genere, che ha rischiato di scomparire a causa della filmografia basata sulla computer graphics, s’è dimostrato essenziale per il cinema stesso poiché l’azione dal vivo esprime una drammaticità che cattura sia l’intelletto che le emozioni del pubblico. L’idea è nata, nel 2008, a Cannes, dalla proiezione del film Chocolate di Prachya Pinkaew. L’eroina, Jeeja Yanin, combatte servendosi soprattutto della propria abilità fisica; l’azione appare molto realistica grazie ad una regia che mantiene abilmente l’integrità spaziale e drammatica. Non ci sono cavi né computer graphics.  Il cinema di kung fu autentico non esiste più a Hong Kong ma continua a vivere in Thailandia. Tony Jaa e il suo “Ong-Bak” avrebbero potuto restare un fenomeno isolato ma il talento del regista Prachya Pinkaew, del coreografo Panna Rittikrai e di Tony Jaa hanno creato l’ambiente giusto in Thailandia affinché il genere potesse progredire e svilupparsi. Il Muay Thai è un’arte verticale, con balzi e duelli che si muovono tra livelli diversi. La macchina da presa spesso è angolata dall’alto verso il basso in modo da sottolineare la veridicità di una caduta e l’assenza generale di reti e imbottiture di protezione. Un film della rassegna che merita d’essere segnalato è “Departures” (Giappone 2008) di Takita Yojiro – premio Oscar come miglior film straniero. Il protagonista, Kobayashi Daigo, perduto il  posto di violoncellista, torna al paese natio e trova lavoro in un’agenzia di pompe funebri. Apprenderà i rituali per preparare i defunti ad intraprendere il loro “nuovo viaggio” e  capirà i veri valori della  vita. Raffinato, commovente, unico sono solo alcuni degli aggettivi che mi sovvengono per definire questo grande film.

Irene Stumpo

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