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1900 – Genoa senza rivali – II^ Parte

Il Tris del Grifone

Il terzo torneo di football fu organizzato dalla F.I.F. seguendo il calendario del primo. Una fase eliminatoria e una fase finale. La mancanza di una delle grandi protagoniste, (come detto prima l’Internazionale di Torino si fuse con l’FC Torinese), non pregiudicò la popolarità del torneo che, nonostante questa defezione iniziale, aumentò nella propria estensione proponendo una fase eliminatoria più corposa visto che il numero dei partecipanti era arrivato a 5. Questa prima fase fu giocata nuovamente a Torino, nel campo di Piazza d’Armi e ripropose il match dell’anno precedente tra FC Torinese e Ginnastica di Torino. L’esito fu, però, completamente opposto: fu infatti la Torinese di Bosio a imporsi con il netto risultato di 3-1. Vinta la prima gara, alla Torinese toccò il secondo derby del campionato contro la neoiscritta Juventus. Questo fu un match molto tirato, infatti la matricola juventina si arrese solo con un gol di misura che permise all’FC Torinese di giocarsi l’ultimo scontro, prima di accedere alla finalissima, contro una squadra lombarda anch’essa “nuova ” del torneo: il Milan. In questa partita vi fu lo show personale di Andrea Bosio, anima della squadra e grande conoscitore di calcio, che mise a segno una storica tripletta liquidando il Milan di Kilpin e accedendo, (per la Torinese e non per Bosio fu la prima volta nella storia di questo sport), alla finalissima contro i detentori del Genoa. La finale decretò per il terzo anno di fila vincitore il Genoa che al Velodromo Umberto I di Torino (quest’anno infatti per via di forti polemiche la finale fu giocata in Piemonte) sconfisse l’F.C. Torinese con il risultato di 2-0.

Le partite

Eliminatorie (Torino, Piazza d’Armi)

4/3 F.C. Torinese – Ginnastica Torino = 3-1
11/3
F.C. Torinese – Juventus = 1-0
15/4
F.C. Torinese – Milan = 3-0 (tripletta di Edoardo Bosio)

Finale (Torino, Velodromo Umberto I)

22/4 Genoa C.F.C. – F.C. Torinese = 2-0

La squadra campione


In foto il Genoa nell’anno della fondazione

Spensley (Portiere); Rossi P. (difensore), Ghigliotti (difensore), Paster I (mezzo destro); Paster II (mediano); Passadoro (mediano), Herman (mediano), Dapples (centro attacco); Agar (attaccante), Fawcus (attaccante).

L’uomo dell’anno

Tra i pionieri del calcio non poteva mancare una menzione sull’inglese Herbert Kilpin uomo dalla forte personalità, co-fondatore di Internazionale di Torino e del Milan cricket and football club (oggi A.C. Milan). Nato a Notthingam il 24 gennaio del 1870, in Inghilterra non ebbe la possibilità di esprimere al meglio le proprie attitudini verso il football e il proprio carisma per via della giovane età; esordì a soli 13 anni. Le sue apparizioni, raccontate dai cronisti dell’epoca, sono molto frammentarie e relative esclusivamente ai campionati minori. In terra britannica Kilpin indossò le maglie del Garibaldi (squadra minore di Notthingam intitolata in onore di Giuseppe Gribaldi), del Notts Olympic e del St. Andrews, quest’ultime squadre di seconda divisione. Si trasferì in Italia appena ventenne dove, grazie all’amicizia con alcuni colleghi di lavoro conterranei e con Alfred Edwards (già calciatore e dirigente inglese) fondò dapprima l’Internazionale di Torino e in seguito il Milan cricket and football club dove terminò la propria carriera agonistica per intraprendere quella di allenatore. Su Kilpin circolarono molte leggende; una di queste, la più conosciuta, vuole Kilpin inventore dei colori sociali del Milan. Infatti il rosso e il nero nascono da una celeberrima intuizione dell’inglese che scelse il rosso come simbolo del diavolo, “rosso perché noi saremmo dei diavoli in campo” e il nero, “perché dovremmo far paura agli avversari“, per citare le sue stesse parole. Tra le altre storie che si raccontano, attorno a questa figura leggendaria del calcio pionieristico, desta particolare curiosità la sua abitudine di nascondere vicino alle porte di calcio una bottiglia di “Black and White“, per sorseggiarne un po’ di tanto in tanto, da grande intenditore di whisky quale era. Autentico jolly del rettangolo verde, in maglia rossonera Kilpin ricoprì diversi ruoli tra la difesa e il centrocampo concludendo la propria carriera con 17 presente all’attivo e 7 gol realizzati. Con il Milan Kilpin conquistò tre scudetti (1901,1906,1907) per poi appendere le “scarpe al chiodo” nel 1908. Anno questo particolarmente amaro per il giocatore visto che la F.I.F. decise di estromettere dal campionato le squadre in cui militavano giocatori stranieri, di conseguenza con il Milan non iscritto al campionato, Kilpin giocò esclusivamente alcune amichevoli e qualche torneo non ufficiale. Finita la carriera agonistica Herbert Kilpin si dedicò all’allenamento guidando i ragazzi dell’Enotria, società minore di Milano. L’ultima partita Kilpin la giocò, in amichevole, contro il Narcisse Sport il 12 aprile del 1908. Kilpin morì a 46 anni a causa di una lunga malattia il 22 ottobre del 1916. Anche dopo la morte il suo percorso fu abbastanza travagliato: seppellito in un “cimitero protestante” di Milano nell’anonimato più assoluto; solo in seguito, grazie all’interessamento della società rossonera, le sue spoglie furono trasferite al Cimitero Monumentale della città lombarda.

Curiosità

I partecipanti al torneo furono decretati in base ai risultati ottenuti durante le amichevoli pre-campionato.
La Medaglia del Re fu assegnata definitivamente al Milan che vinse per 3 volte la manifestazione.
Dopo le proteste scaturite da alcune decisioni prese durante la finale del 1899 l’arbitro assorbì, anche, le funzioni dei giudice di linea, che di fatto sparirono dai campi di calcio per poi evolvere successivamente nella figura del guardalinee.
Fino al 1921 la serie maggiore era chiamata “Prima Categoria” solo dal 1930 in poi, con la riforma del girone unico, venne denominata con il nome attuale: Serie A.
Si diceva che Kilpin pare amasse sorseggiare superalcolici, durante una partita, per dimenticare un gol subito dalla propria squadra.

Eventi storici

La sera del 29 Luglio del 1900 venne assassinato a Monza il Re Umberto I di Savoia. Tre colpi di pistola, sparati dall’anarchico Gaetano Bresci, lo raggiunsero mortalmente colpendolo a un polmone e al cuore. Il Re si trovava nel parco di Monza per partecipare a dei festeggiamenti in onore di alcune discipline sportive. Caso volle che proprio per l’occasione il Re non indossasse il corpetto metallico di protezione per via del caldo. Bresci con quel gesto vendicò, a suo dire, l’approvazione che Umberto I aveva concesso qualche anno prima per l’eccidio occorso durante i moti rivoluzionari di Milano, condotti dal generale Beccaris. Per la morte del Re fu condannato all’ergastolo e un anno dopo, precisamente a maggio del 1901, fu ritrovato morto impiccato nella sua cella.

Fonti

Girolamo Ferlito