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1912-13 Pro Vercelli fa 5, Juve di nuovo in B?

10 febbraio 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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La prima selezione azzurra guidata da Vittorio Pozzo

Il campionato numero sedici di Prima Categoria (l’attuale Serie A) vide per la prima volta l’evolversi di un torneo a carattere nazionale. Seppur erano ancora evidenti gli enormi divari tra il calcio praticato nel centro-sud e quello del nord la Federazione sentì il bisogno di proiettare questo sport, che ormai vantava un discreto seguito, in una dimensione “totale”, accogliendo, nella lotta per il vertice, anche le società che non comprendevano il blocco predominante dell’asse settentrionale del paese. Oltre le solite regioni, già presenti l’anno precedente, ovvero: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, furono ammessi, la Toscana, il Lazio e la Campania. Il successo di questa nuova edizione raggiunse livelli importanti tanto che la Federazione, non potendo ammettere alla fase finale tutte le contendenti, organizzò una serie di scontri pre-campionato, tenendo in considerazione la collocazione geografica della squadra richiedente, che portarono alla composizione di due tronconi: da un lato 18 società del settentrione e dall’altro 12 società del centro-sud. In verità la divisione dei gironi fu parecchio complessa e seguì un criterio geografico e di valori in campo. In sostanza, le squadre del centro-sud dopo una fase eliminatoria vennero raggruppate in 2 gironi, Toscana e Lazio più le due restanti società del sud che si contesero, a parte, l’accesso alla finale centro-meridionale. Le prime due classificate di entrambi i gironi si qualificarono per una semifinale riguardante l’Italia Centrale mentre per quella meridionale si giocarono direttamente le semifinali tra Naples e Internazionale Napoli, come uniche due società iscritte. Le vincenti, delle seminifinali interregionali, disputarono un’ulteriore finale; la vincente andò ad incontrare la squadra prima classifica del raggruppamento finale nord, nella finalissima del 13 giugno 1913, partita dalla quale si sarebbe determinata la vincente dello scudetto.

Nuovi arrivi e vecchie glorie che tramontano

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Pro Vercelli campione 1912-1913
La Prima Categoria del 1912-1913 assegnò il quinto titolo ai piemontesi della Pro Vercelli che si apprestavano a spodestare dal trono di “prima della classe” il Genoa che, agli albori del calcio, aveva dettato legge. Ormai da quattro anni, e fu così fino almeno al 1914, iniziò un epoca d’oro per le cosiddette provinciali che impartirono lezioni di calcio a società molto più blasonate e abituate a stare ai vertici del calcio che conta. Il Piemonte, in tal senso, rappresentò lo spartiacque di questo cambiamento che vide da un lato l’esaltazione del calcio di provincia e dall’altro il crollo di alcune delle società che avevano rappresentato una certezza fino ad allora. Questo fu il caso della Juventus che, proprio alla fine di quel campionato, toccò il vertice più basso della sua gloriosa storia calcistica che si sia mai registrato; almeno fino all’avvento di “Calciopoli”. Infatti, la società bianconera con appena 3 punti giunse ultima nel girone piemontese, guadagnando sul campo una inaspettata retrocessione in Seconda Categoria. A pesare sulla prestazione dei bianconeri fu una situazione societaria “poco chiara” che ebbe il suo tragico epilogo nella retrocessione. Una riunione urgente dei vertici societari scatenò violenti litigi che portarono all’allora Presidente societario, Umberto Malvano, a chiedere un incontro “straordinario” con i vertici della F.I.G.C. L’incontro fu proficuo, Malvano, Zampelli e Monatori ottennero il ripescaggio della Juventus grazie alle difficoltà che potevano nascere dal giocare un girone, quello piemontese, con un numero eccessivo di squadre iscritte. Così dopo il disastro societario del 1905, a cui seguì un primo ripescaggio, la Juventus si salvò ancora una volta e di fatto non giocò mai in Seconda Categoria ma l’anno dopo fu regolarmente iscritta in Prima Categoria, giocando, però, nel girone lombardo. Ottennero invece gli onori della cronaca le nuove società che riuscirono ad accedere, dopo una serie di scontri di qualificazioni, al massimo campionato del 1912-1913. Queste furono: Racing Libertas Milano (Lombardia-Liguria), Novara (Piemonte) e Volontari di Venezia e Modena per la parte settentrionale e tre società della Capitale, Alba Roma, Juventus Audax Roma e Pro Roma, per la parte meridionale.

Gli scandali dell’approccio al professionismo

Il regolare svolgimento della Prima Categoria 1912-1913 fu pesantemente minato, sia agli inizi che alla conclusione, a causa di una serie di eventi, che furono oggetto di discussione durante l’intero arco della manifestazione. Oggetto della disputata fu la posizione di alcuni componenti dello staff e di un paio di giocatori del Genoa. In quell’anno, infatti, nel calcio cominciarono a fioccare una montagna di quattrini che autorizzò i vertici del “Grifone” ad adoperare alcuni trucchi per poter tesserare membri della società di un certo calibro così da avvantaggiarsi nei confronti della concorrenza. Il professionismo era ancora lontano, la maggior parte dei giocatori svolgeva un secondo lavoro, il calcio per lo più era un passatempo con rimborso spese. Il dilettantismo stava alla base di una filosofia calcistica, quella italiana, che dall’inizio dei primi campionati era stata sbandierata con orgoglio. Nonostante questo il Genoa si aggraziò i servigi di un paio di elementi facendoli passare per semplici consulenti esterni (William Garbutt, primo allenatore della storia in Italia) oppure pagandone addirittura l’ingaggio come nel caso di due giocatori (Santamaria e Sardi), sotratti “illegalmente” (con un ingaggio di 1.000 lire a testa) all’Andrea Doria, che scesero in campo nella partita contro l’Hellas Verona vinta per 5-0 dai rossoblu. Il ricorso presentato a maggio dall’Internazionale (che intendeva ottenere l’estromissione del Genoa, a proprio favore, dal girone finale) non ebbe però un riscontro positivo, pertanto il Genoa concluse regolarmente il girone finale giungendo secondo con 13 punti alle spalle della Pro Vercelli che, successivamente, conquistò il quinto titolo battendo per 6-0 in finale una modestissima Lazio. L’episodio non passò inosservato e costrinse le autorità sportive a prendere provvedimenti. Ormai si era avviato uno sviluppo verso il professionismo.

Classifica Nord
Si sono qualificate a questo girone le prime due classificate dei seguenti gironi: piemonte, lombardo-ligure e veneto-emiliano

Pro Vercelli ……………..18 Pti (accede alla finale)
Casale……………………11 Pti
Genoa…………………….11 Pti
Milan………………………10 Pti
Vicenza……………………..6 Pti
Hellas Verona……………..4 Pti

Classifica Sud (girone a eliminazione diretta)

1° Turno
Vincente girone Toscana vs. Vincente girone Lazio

Virtus Juventusque – Lazio 1-3
Lazio – Virtus Juventusque  3-0
La Lazio incontra la vincente tra Naples e Internazionale Napoli

2° Turno
Vincente primo turno vs. Vincente girone Campania

Naples – Lazio 1-2
Lazio – Naples  1-1
La Lazio accede alla finale scudetto

Finalissima

Genova, 1 giugno 1913
Pro Vercelli
– Lazio 6-0

Squadra campione
Innocenti, Binaschi, Valle, Ara, Milano (I), Leone;
Milano (II), Berardo, Ferraro, Rampini (I), Corna.

Fonti

  • Enciclopedia dello Sport – Treccani.
  • Almanacco illustrato del calcio – Panini.
  • Campioni & Campionato 90/91 – De Agostini.
  • Calcio 1898-2007 Storia dello Sport che ha fatto L’Italia – J.Foot – Ed. Rizzoli Storica.

Girolamo Ferlito

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