Pubblicato il: 29 Giugno, 2009

1968: due pugni contro l’ingiustizia

1Anno 1968: uno dei momenti più difficili e turbolenti della storia recente. L’escalation della guerra in Vietnam tocca il suo apice con l’offensiva del Têt, ordinata in gennaio dal Presidente Nixon; Martin Luther King – leader del movimento delle Pantere Nere e simbolo della lotta per l’emancipazione razziale – viene brutalmente ucciso in aprile da un colpo di pistola; l’Esercito Sovietico reprime nel sangue le proteste di Praga e il fuoco ardente  della rivolta accende le folle di studenti.  Il 17 Ottobre di quello stesso anno, a Città del Messico, la fiamma olimpica domina lo Stadio degli Universitari, dove si è appena conclusa la gara dei 200 metri di atletica leggera. Gli afroamericani Tommie Smith e John Carlos – rispettivamente medaglia d’oro e medaglia di bronzo – sono schierati sul podio per celebrare la vittoria. Tutto è pronto, il vento agita con leggerezza la bandiera a stelle e strisce, l’inno statunitense comincia. Tommie e John chinano il capo ed alzano il pugno al cielo in segno di protesta. Il mondo intero li guarda, ammutolito. Quei due guanti neri alzati in pugno verso l’alto sono oggi il simbolo della lotta contro il razzismo, quel razzismo bigotto e ipocrita che considerava o considera ancora gli atleti di colore soltanto in funzione delle loro qualità fisiche da sfruttare per lo sport; quell’insopportabile razzismo che ha il coraggio di guardare con disprezzo e con pregiudizio al colore della pelle come ad un parametro fondamentale per misurare le qualità di un essere umano. Il coraggio, sì, cos’è il coraggio? A volte essere coraggiosi può voler dire esprimere il proprio sdegno e dimostrare la propria solidarietà agli oppressi attraverso una semplice azione non violenta o un gesto silenzioso.  Nel silenzio, oggi, guardiamo a quell’istantanea ormai passata agli annali che riesce ancora a suscitare in noi commozione ed ammirazione per chi, con umiltà, ha saputo dimostrare in maniera pacifica la propria forza; per chi ha saputo insegnare al mondo che la dignità e il rispetto per l’uomo valgono più di qualsiasi medaglia. Tommie Smith e John Carlos furono cacciati dal Villaggio Olimpico a causa di quel gesto, ma entrarono nella storia grazie al loro coraggio e alla loro forza d’animo. Quel pugno nel vento  ancora oggi colpisce la sensibilità di coloro che avvertono nella propria coscienza l’istinto di lottare contro ogni tipo d’ingiustizia.  Anno 2009: quel podio spetta ancora a loro, ma stavolta l’atletica non c’entra.

Aldo Nicodemi

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