Pubblicato il: 18 giugno, 2011

5000 Vittime della strada o 5000 vittime della moda

ieri sera mi sono divertito da morire definitivo“Mamma esco, torno tardi, ciao!” probabilmente con queste semplici parole –parole che abbiamo detto tutti decine e decine di volte- le 5000 vittime della strada che si contano ogni anno in Italia hanno salutato per l’ultima volta i propri genitori, prima di cadere in quel groviglio di alcool e strade che li ha lasciati distesi sull’asfalto coperti a stento da un lenzuolo, come a nascondere che un’altra volta, per colpa dell’ennesima moda, qualcuno ci ha rimesso la pelle.

Storie che ormai sono quotidiane e non ci scandalizzano più, ne siamo anestetizzati: non passa giorno in cui, accendendo la televisione, non troviamo le lacrime di una madre disperata o le immagini di un’automobile ridotta a qualche pezzo di lamiera accartocciato. Ed il pensiero non può che andare a chi, tra quei rottami, ci ha lasciato la pelle: perché il sabato sera bisogna divertirsi, bisogna strafare, bisogna dimostrare a tutti che siamo i numeri uno e che non abbiamo paura di quel bicchierino di troppo e che certe cose a noi non capiteranno perché noi saremo comunque in grado di guidare. E se poi a prenderci in giro è proprio quell’amico su cui vogliamo far colpo o quella ragazza così carina ed affabile, allora non ci pensiamo due volte ad esagerare: su i bicchieri, che tanto in un qualche modo a casa ci si arriva. Peccato che, anche quando ci sembra di essere vigili, l’alcool in realtà lavora silenzioso sulle nostre percezioni: modifica gli spazi, aumenta la disattenzione, ci offusca. E con il piede ben puntato sull’acceleratore, è facile commettere errori che altrimenti non avremmo mai fatto, e che spesso e volentieri ci costano caro. Infatti, ai 5000 morti annuali si affiancano ben 300000 feriti ed oltre 20000 disabili gravi, che porteranno inciso a fuoco per una vita intera, come un marchio sulla loro pelle, il ricordo di quella tragica notte e le conseguenze da pagare quotidianamente, giorno dopo giorno. Numeri che fanno rabbrividire, rispetto a quelli del resto d’Europa: difatti, l’unione europea ha intimato all’Italia di ridurre queste cifre del 40% nei prossimi dieci anni. La cosa più tragica, però, è che spesso molti di coloro che perdono la vita in questo modo infame in un sabato sera qualunque non avevano nemmeno bevuto, ma hanno avuto la sfortuna di incontrare qualcuno sulla via del ritorno che lo aveva fatto anche per loro. I processi per stabilire il risarcimento danni sono lunghi ed estenuanti, e molto spesso si leggono testimonianze tragiche di familiari addolorati che non sono nemmeno riusciti ad ottenere giustizia per i propri cari. Ma, in ogni caso, neanche la multa più salata potrebbe ripagare il dolore per la perdita di un figlio nel pieno della sua gioventù e delle sue facoltà: in alcuni casi, le madri arrivano addirittura al suicidio. Perché, d’altronde, è difficile accettare di vivere dopo che la vita ha portato loro via, per colpa di un gioco, di una serata che doveva essere uguale a tante altre, ciò che di più caro possedevano al mondo.

Sara Servadei

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