Pubblicato il: 6 settembre, 2011

6 settembre: sciopero contro la manovra

protesta-6-settembreAnnunciato da diverse settimane, lo sciopero nazionale contro la manovra del Governo, indetto dalla CGIL,  si è svolto stamani. A Catania il corteo è partito alle 9.30 dalla villa Bellini per prolungarsi fino a piazza Manganelli. Oltre ai promotori ufficiali, a sfilare numerose sono state le sigle di aziende, partiti, movimenti e associazioni: FILLEA, UDU, FIOM, RIFOND. COMUNISTA, PD, GD, FEDERCONSUMATORI, FLAI, FLC, FILCTEM, FILCAMS, SPI, SLC, NIL, MSC. Slogan, cartelloni, striscioni vari, si sono susseguiti e hanno rappresentato le varie categorie professionali: operai di vari settori produttivi, dipendenti pubblici, studenti universitari, pensionati. Ogni categoria ha condiviso con tutte le altre il dissenso nei confronti di una manovra che potrebbe risultare disastrosa sia per il lavoro sia per  le condizioni di vita degli italiani ‘non ricchi’: “ Questo è il Governo che tutela i grandi patrimoni”,  ha ripetuto più volte  il rappresentante degli studenti universitari al megafono. Ma il punto più battuto, e che unisce fortemente  le varie categorie professionali (e nello stesso tempo ha scisso le posizioni dei sindacati italiani), è quello legato agli articoli 8 e 18. L’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori afferma che il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o giustificato motivo. In assenza di questi presupposti, il giudice dichiara l’illegittimità dell’atto e ordina la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro [… ] il datore può rifiutare l’ordine di riassunzione conseguente alla nullità del licenziamento. La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che il dipendente perde l’anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria).
Valutato questo, l’articolo 8 intaccherebbe invece lo Statuto dei lavoratori poiché la possibilità di deroghe a leggi e contratti nazionali potrebbe protesta3portare alla libertà di licenziare. E’ questo il timore ed il dubbio  della CGIL, che vorrebbe prima di tutto, e a priori, salvaguardare i diritti dei lavoratori. Tuttavia sindacati come CISL e Uil hanno sostenuto fino ad ora che  «l’articolo 8 non è la testa d’ariete con cui scardinare diritti e tutele dei lavoratori» e che in ogni caso gli aspetti costituzionali presenti nell’articolo 18 restano inviolabili. I lavoratori, però, non sembrano avere fiducia in una proposta governativa che miri a riforme economiche finalizzate alla sopravvivenza delle aziende a qualsiasi condizione. Claudio Longo, rappresentante degli operai edili (FILLEA), ci ha lucidamente spiegato  che i problemi che apporterebbe questa manovra non riguarderebbero solo lo Statuto dei lavoratori, ma anche quelli legati all’aumento dell’IVA, ai tagli agli enti locali e proprio su questo Longo ha detto: “Per noi, lavoratori edili, ciò significherebbe non avere più progetti di lavoro in quanto  non ci sarebbero più cantieri o comunque quei pochi che partirebbero non potrebbero più contenere l’attuale forza lavoro”.  I lavoratori, un po’ tutti quelli presenti al corteo, si sentono traditi da quei sindacati che sembrano non voler vedere, chissà in cambio di cosa, i reali rischi a cui potrebbero essere sottoposti proprio coloro che dicono di difendere e rappresentare. Una Catania protagonista quella di stamani, senza dubbio,  ma ancora pigra, assonnata, non omogenea. Ovattata dentro quell’afa ancora implacabile e schizofrenica: tra megafoni, striscioni, granite e via vai di passanti di fretta. E c’era anche chi guardava da lontano il corteo e che  rispondendo alla nostra domanda “come mai non si trovasse in mezzo alla manifestazione” ha laconicamente detto: “Già ci  sono i miei colleghi a protestare e, in ogni caso, Berlusconi non li ascolterà”.

Sabina Corsaro

 

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