Pubblicato il: 8 Marzo, 2010

A estranha hospedaria dos prazeres

Pellicola brasiliana del 1976, praticamente sconosciuta in Italia, opera del regista Marcelo Motta. La trama è estremamente semplice: un uomo misterioso, probabile incarnazione demoniaca, decide chi può entrare, e quando, nel suo ostello, affollato da giocatori d’azzardo, drogati, lussuriosi, ladri, assassini; un ostello dal quale nessuno sembra poter uscire e all’interno del quale il tempo non scorre. Allo spettatore viene fatta intuire una macabra realtà che verrà rivelata solo alla fine del film.

La povertà del budget e la pochezza dei mezzi a disposizione del regista sono palesi: la stessa fotografia è piuttosto scadente, costumi e scenografia seguono a ruota. Uno stile figlio del suo tempo – si parla pur sempre di un horror brasiliano degli anni Settanta – ma che non è nemmeno lontanamente paragonabile ai nostri Fulci e Cavallone: un horror che oggi non verrebbe più nemmeno definito tale, ricco di nudi e scene di sesso, denso di zoomate in primissimo piano e cupe luci rossastre ma che nonostante ciò non riescono a coinvolgere lo spettatore. Vi sono tuttavia alcuni aspetti interessanti del film, primo fra tutti il suo impianto teatrale: i protagonisti sono Personaggi, figure paradigmatiche che indossano una maschera umana o grottesca (come succede nel rito dell’evocazione), fissa ed inespressiva; l’estetica del brutto la fa da padrona, in piena sintonia con l’atmosfera cupa e pregna di peccato, quasi a suggerire l’idea di una totale disarmonia col creato. Il punto cardine del film è incentrato sull’inquietante presenza dell’albergatore, interpretato da José Mojica Marins, meglio noto come il creatore del personaggio di “Joe della Bara” (Zé do Caixão o Coffin Joe): un misterioso individuo venuto dal nulla, che indossa un mantello nero, un malvagio dallo sguardo ipnotico, un interprete del male capace, da solo, di dare concretezza e coesione all’intero film.

Ornella Balsamo

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