Pubblicato il: 17 Luglio, 2009

A lonely little town

Roy_BuchananAndate a sentire (anche su Youtube) il brano “Dual Soliloquy”, e immaginate come possa essere il musicista che lo ha composto. Carico di sentimento, uno di quelli che sai che si mettono sul palco con la loro chitarra e sembrano essere un tutt’uno con essa. A proposito, la sua chitarra preferita era una Fender Telecaster che lui chiamava Nancy, e con la quale ha creato dei pezzi tanto belli, quanto misconosciuti e sottovalutati dai più. Come spesso capita, Nancy si ritrovò senza nessuno più a suonarla a causa di un suicidio, consumato nel 1988 in una squallida cella di una squallida prigione in cui il cantante, che era stato lì rinchiuso per smaltire una sbronza, si impiccò. I problemi con l’alcool e la droga furono sempre un grande fardello per lui, che certo non aveva il carisma o il protagonismo di tante rockstar del suo tempo. Strano però che uno come lui si sia arreso in questo modo, uno che per lunghi anni, all’inizio della sua carriera, non si vide riconoscere un briciolo del suo valore. Anni in cui si fece le ossa, facendosi un certo nome fra gli intenditori  e gli altri musicisti, ma anni in cui il grande pubblico non lo sentiva proprio nominare. Agli inizi degli anni ’70, la svolta: le sue lodi vengono tessute dalla rivista Rolling Stone e compare nel documentario “Il più sconosciuto chitarrista del mondo”. La fama a questo punto inizia ad arridergli, gli vengono proposti contratti da case discografiche e i suoi dischi hanno un buon successo (il primo album vende 200000 copie, e il secondo, “Second Album”, vincerà il disco d’oro con oltre mezzo milione di copie vendute). Grande virtuoso dello strumento, aveva un’evidente predilezione per sonorità blues e folk che, unitamente alla sua scarsa propensione per il canto, lo portava a comporre lunghi assoli dalle tonalità da “musica nera”. La Alligator Records gli permetterà di dare libero sfogo al suo gusto, e nel 1985, dopo un periodo in cui si sono alternati ottimi lavori ad altri decisamente meno riusciti, esce “When a guitar plays the blues”, che ottiene anche un buon successo di critica e pubblico. Eppure, tre anni dopo, la morte. Non ci si può non domandare se fosse soddisfatto di quello che era riuscito ad ottenere fino a quel momento. Una carriera trentennale, di cui non più di un terzo ad alti livelli, e il confronto con altri musicisti probabilmente di minor talento ma che si vedevano riconosciuti fama e onori a lui mai concessi. Eppure, dice di aver voluto rescindere il contratto con la casa discografia Polydor per le troppe pressioni che esercitavano su di lui, perché “volevano rendermi una sorta di rockstar”. “There was a town, it was a strange little town they called the world. It was a lonely, lonely little town…”, dice una delle sue canzoni. Andatela a sentire: si chiama “The Messiah Will Come Again”. È di Roy Buchanan.

Tomas Mascali

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