Pubblicato il: 10 Aprile, 2010

Acqua Privatizzata

Il 7 Aprile nella sede di Cittàinsieme, a Catania in Via Siena 1,  si è tenuto un incontro per presentare un dossier sulla privatizzazione dell’acqua in Sicilia e per discutere di questo delicato problema. Sono intervenuti tra gli altri il giornalista Carlo Ruta e Piero Cimaglia. La gestione dell’acqua è stata stravolta in Italia dalla legge Galli del 1994, che ha portato alla creazione delle ormai tristemente famose ATO, Ambito Territoriale Ottimale, nate con il giusto intento di razionalizzare i servizi ambientali, in particolare con l’organizzazione degli approvigionamenti d’acqua secondo i bacini di provenienza, ma poi finite per essere semplicemente strutturate secondo l’ordine delle Province. L’attuale governo propone ora una decisa spinta verso la privatizzazione di questo bene, nonostante già adesso siano evidenti i problemi di gestione delle ATO. La questione principale è che il “pubblico” in Italia vede coinvolte numerose imprese e aziende che mettono a rischio la natura e il significato stessi di  bene pubblico. Caso esemplare quello delle condutture e della diga di Ancipa, realizzati in aree di grande importanza naturalistica solo per soddisfare le esigenze delle cordate di imprenditori che hanno preso parte alla realizzazione dell’opera. Del resto la situazione in Sicilia è ancora più complicata che nel resto d’Italia, poiché si è dolorosamente coscienti che, nella maggior parte dei casi, qui “privato” equivale a “mafia”, e l’ultima cosa che serve è mettere nelle mani della mafia un bene essenziale come l’acqua. Uno dei punti più interessanti del dossier è la situazione della Sidra, che se da un lato non presenta perdite eccessive, ha però un ammontare di debiti enorme, pari a circa 50 milioni di Euro. L’ironia sta nel fatto che vanta anche circa 50 milioni di accrediti, divisi quasi equamente tra cittadini morosi (e richiedere il pagamento coatto vorrebbe dire perdere voti) e il Comune di Catania, che nonostante il supposto risanamento del bilancio continua a non pagare il suo debito nei confronti dell’azienda.

Tomas Mascali

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