Pubblicato il: 17 Luglio, 2009

Addio al professor Escher

escherIl giornalismo siciliano e l’Università hanno subito una grossa perdita; Enrico Escher è stato un pioniere dell’informazione telematica, una persona davvero proiettata nel futuro che, senza false illusioni e con molta dignità e senso del dovere, si è messa in gioco, fino in fondo, per aiutare il giornalismo a migliorarsi- il che significa poi ad aiutare un’intera regione, un’intera generazione. La sua persona verrà ricordata durante un incontro che si terrà il prossimo 20 Luglio alle 18 all’ex Monastero dei Benedettini. Abbiamo parlato con Riccardo Marra, che grazie alla sua collaborazione con Step1, ha avuto la fortuna di conscere Escher e ci ha raccontato qualcosa di lui.

1)Un cenno sulla storia di Step1, sul percorso compiuto da Escher.

Escher è Step1. Nel senso che da una sua intuizione nasce l’idea della testata e di tutto il motore multimediale che vede coinvolta anche la creazione di Radio Zammù. Avrebbe voluto fare anche una web tv, purtroppo non ci riuscì. Prima del suo arrivo come direttore, esisteva un gruppo di noi riuniti in un collettivo un po’ sgangherato, più o meno autogestito, che aveva un grande cuore ma nessuna esperienza. Col suo arrivo tutto cambiò. Il giornale trovò una dimensione, una credibilità, un nome. Ma soprattutto fu davvero redazione: i turnisti, i ragazzi al desk, le sezioni, la testata registrata. Nell’editoriale del gennaio del 2005 il direttore scriveva: “Quello che all’inizio sembrava più che altro un gioco, uno strumento diverso per provare a capire, facendolo, come funziona il mestiere di giornalista, è diventato invece qualcosa di più e di meglio: un giornale.” Ecco, un giornale. Con Escher, Step1, diventò un giornale.

2) Un ricordo di Escher come giornalista come uomo.

Escher era un giornalista vero ed è questo il messaggio che ha sempre portato dentro la nostra redazione. A Step1 parlava sempre di cercare la notizia, di non farsela scivolare addosso, di metterci in strada per verificarla. E non era facile da accontentare soprattutto quando la prima pagina del giornale era appannaggio di pezzi troppo freddi, recensioni, rubriche d’opinione. Ci diceva a quel punto: “dove sono le notizie?”. Chi era al desk in quel periodo temeva la fatidica telefonata mattutina al direttore, non volevano dirgli che il database era vuoto o che non c’era traccia dei pezzi che avevano delle scadenze. In questo era un motivatore atipico: bastavano pochi sguardi o parole e tu sapevi cosa correggere.

3) Dai suoi editoriali si intuisce come Escher fosse un perfezionista, sempre alla ricerca di miglioramenti per Step1; come si rifletteva questo atteggiamento nel rapporto con gli studenti-collaboratori?

Step1 era un banco di prova per lui che aveva voluto tuffarsi nell’insegnamento universitario e che, di fronte a una redazione composta perlopiù da studenti, aveva voluto testarsi come guida. Con noi aveva un ateggiamento molto affettuoso, stava minuti e minuti ad ascoltare le nostre proposte. Stava lì attentissimo cercando di immergersi nell’idea di inchiesta che gli veniva proposta. Poi, come detto, gli bastava uno sguardo per approvare o disapprovare. Ai tempi tenevo un blog “narrativo”, una volta mi disse: “sai, come scrivi mi ricordi me alla tua età”. Fu la “pacca sulla spalla” più significativa della mia giovanissima esperienza giornalistica.

4) Cosa ci mancherà maggiormente di lui?

La bontà. Era un uomo di una bontà estrema. Era pacato nei modi, sensibile nel dire le cose, sobrio come ogni buon giornalista dovrebbe essere. E poi la sua ironia, mai esplicita, mai sopra le righe. Ogni tanto ridacchiava sotto i baffi, ti sfotteva. Ma poi tornava per un attimo serio. La sensazione che si aveva ascoltandolo parlare è che fosse un professionista libero e sempre pronto al prossimo passo. Che poi è l’insegnamento che più ci rimarrà impresso: ovvero il giornalismo da vivere con energia e idee. Il resto è solo contorno.

Ornella Balsamo

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