Pubblicato il: 26 Marzo, 2010

Addiopizzo

Uno dei mali più grandi che affligge la Sicilia è il pizzo, l’obbligo, ormai quasi un’abitudine, da parte dei commercianti di versare parte dei loro guadagni alle associazioni malavitose in cambio di una fantomatica protezione. L’associazione Addiopizzo si impegna, da quattro anni, a contrastare il fenomeno. Abbiamo parlato con Lorenzo Nicastro, socio di Addiopizzo Catania.

Com’è nato Addiopizzo a Catania?

La nostra associazione è stata fondata quasi quattro anni fa prendendo spunto da Addiopizzo Palermo, di cui condividiamo ideali e iniziative ma da cui restiamo indipendenti, e attualmente è formata da una trentina di soci.

Come agite per contrastare il fenomeno del pizzo?

L’idea base è quella del consumo critico, ovvero indurre i consumatori ad acquistare presso negozi   che dichiarano di non pagare il pizzo. Per far sì che questo avvenga bisogna innanzitutto stilare un elenco di attività che siamo certi non paghino il pizzo, e contemporaneamente raccogliere le firme di quanti più consumatori possibili che si impegnino a fare i loro acquisti presso quelle attività. Essendo riconosciuti come associazione anti-racket, abbiamo anche modo di aiutare legalmente e psicologicamente i commercianti che si rivolgono a noi.

Questa idea sta avendo successo?

A Palermo il successo dell’iniziativa è notevole, la lista di attività “pizzo-free” conta già 420 attività iscritte. A Catania grazie alle quasi 3600 firme la lista dovrebbe uscire a breve, ma conterà su un numero assai inferiore di attività. La differenza fra le due città sta, oltre al fatto che a Palermo si lavora da più tempo, nel clima sociale. Lì la mafia ha agito con violenza esplicita, ci sono stati molti morti ammazzati e la gente era davvero stufa. Qui a Catania la mafia opera in modo più subdolo, facendosi avvertire di meno pur essendo altrettanto presente, e ancora il catanese medio non ha capito che deve reagire.

Quali altri iniziative coinvolgono la vostra associazione?

Organizziamo,tra le tante cose, dei banchetti  utili per la raccolta di  firme  e  di fondi, attraverso la vendita delle nostre magliette, libri  e segnalibri. Inoltre tra i nostri compiti più importanti vi è quello di farci conoscere dalla gente e soprattutto dai  giovani. Ci rivolgiamo per lo più  a  studenti di scuole superiori , attraverso iniziative negli istituti, abbiamo organizzato incontri in diverse facoltà e abbiamo pure una convenzione con le Facoltà di Lettere e di Lingue  per cui i ragazzi che lavorano con noi per un determinato numero di ore hanno diritto a dei crediti liberi. Il problema principale da affrontare è infatti quello della mentalità, da cui deriva direttamente l’omertà tipica della nostra terra, e per far sì che qualcosa cambi dobbiamo puntare sui giovani.

Tomas Mascali

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