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Ai confini del paradiso

Il film racconta una storia dentro cui si intrecciano altre storie. “Ai confini del Paradiso”, con la regia di Fatih Akin, (La sposa Turca) è ambientato in due Paesi culturalmente diversi: la Germania e la Turchia che fanno da cornice alle vicende dei vari protagonisti, l’uno artefice inconsapevole del destino dell’altro. Alì è un vedovo in pensione ed è di origine turca: un giorno chiede a Yeter, una prostituta incontrata per caso, di andare a vivere con lui in cambio di un alloggio sicuro e di uno stipendio fisso al mese. Nejat, figlio di Alì, non condivide la scelta del padre ma ben presto si rende conto che la donna fa quel “mestiere” per necessità: i soldi, infatti, le servono per pagare gli studi alla figlia che vive in Turchia e che ignora la reale “professione” della madre. La storia subisce una svolta inaspettata ed i rapporti tra padre e figlio, già deboli, si spezzano. Nejat si reca in Turchia per rintracciare Ayten, la figlia di Yeter, ma la ragazza sembra scomparsa nel nulla. Ciò che il giovane non sa è che Ayten è una ribelle politica e, in quanto tale, ricercata dalla polizia turca. Per sfuggire ai suoi inseguitori, la ragazza scappa in Germania e va in cerca della madre, ma invano. Nei locali dell’università, dove si è rifugiata, la giovane incontra Lotte, una studentessa tedesca che intuisce i problemi della ragazza e la invita a casa sua. Quando Ayten torna in Turchia, Lotte decide di seguirla, nonostante le obiezioni della madre Susanne. La trama si complica ulteriormente ed entra in gioco il destino che intreccia le storie dei vari protagonisti. Nel frattempo la Turchia si rivela una terra bella e pericolosa: in strada i bambini, abbandonati a se stessi, scippano i passanti e sparano agli innocenti. E’ una realtà diversa da quella rappresentata nella prima parte del film, di ambientazione europea e la diversità non è soltanto culturale, ma anche ideologica, in quanto verte sui grandi temi della libertà, della parità dei sessi e dei diritti in generale. Il destino plasma nuovamente la vita dei protagonisti, mentre lacrime, sensi di colpa e dolore fanno emergere in ciascuno di essi una nuova consapevolezza, a cui si aggiunge l’importanza del perdono. I personaggi scoprono che ogni momento dedicato alla comprensione degli altri non è tempo sprecato, né inutile. Nelle relazioni con gli altri, infatti, spesso manca la sforzo di conoscenza reciproca e quando si avverte questa esigenza, nella maggior parte dei casi, è ormai troppo tardi. Le dolci onde del mare che accompagnano la scena finale del film scandiscono lo scorrere del tempo e l’attesa di riconciliazione, mentre lo spettatore riflette sugli strani percorsi che il destino, a volte, riserva ai suoi ignari protagonisti.

Francesca Squillaci