Pubblicato il: 2 maggio, 2012

Alcool: velenoso nettare del sabato sera

brindisiPiù di moda dei leggins colorati, più reperibile delle sostanze stupefacenti, più sponsorizzato del biglietto d’ingresso nei locali, più osannato delle spiagge di Riccione e persino più letale del pedone che attraversa senza guardare: l’alcool, che rende tutti coloro che lo bevono estremamente “cool”, è sicuramente, da più di un anno a questa parte, una delle più grosse rovine per i più giovani. Se, infatti, con una certa saggezza, le generazioni che li hanno preceduti consideravano la tendenza a bere tanto e spesso come qualcosa che comprometteva il giudizio generale degli altri sul suddetto alcolista, contrariamente oggi questa abitudine è diventata un vero e proprio vanto, tanto che molti arrivano ad affermare che “se non ci si sbronza, non ci si diverte”. Un’affermazione ingiustificata, se consideriamo gli effetti post-sbornia che, oltre a testimoniare un’incompatibilità tra il nostro organismo e questo tipo di sostanze, non porta nemmeno a sensazioni piacevoli. Eppure, “rallegrarsi” con qualche drink di troppo sembra essere qualcosa di cui non si può proprio fare a meno: prima si inizia, peggio ci si riduce, meno ci si ricorda e più cavolate si combinano e meglio è. Il vero divertimento diventa, poi, illustrare le suddette imprese ad amici o conoscenti per fare a gara a chi si è ridotto peggio, o ancora meglio per dimostrare ai codardi che non bevono quel che si perdono. Una moda difficile da debellare anche per la facilità con cui si può reperire l’alcool: mentre la droga è illegale, liquori dei più svariati tipi e prezzi sono reperibilissimi in qualsiasi supermercato o locale, essi “sballano” senza il rischio di incorrere in sanzioni. Solo le strade sembrano non essere fatte per il consumo massiccio del “nettare divino”: ben 3000 di coloro che confidavano nel binomio alcool – divertimento hanno trovato la morte in un incidente causato proprio da un abuso di questa sostanza. È sempre facile pensare che a noi non potrebbe mai accadere, eppure a tanti è successo, e dietro la loro memoria si nascondono l’ingiustizia di una vita stroncata troppo presto, le lacrime di due genitori disperati e, soprattutto, un grido di denuncia contro un problema sociale generato da una moda che ha sempre meno senso. L’abuso di alcool, infatti, è la prima causa di morte nei giovani al di sotto dei 24 anni: sulla via del ritorno muoiono il 38% degli uomini ed il 18% delle donne. Nemmeno i consumatori senz’auto vengono risparmiati: ben il 60% delle morti maschili sono causate da cirrosi epatica, mentre per le donne si tratta circa del 51%.  A tal proposito, Emanuele Scalfato, direttore scientifico della manifestazione “Alcohol prevention day”, aggiunge: “Tutti decessi parzialmente o totalmente evitabili, a fronte di una corretta interpretazione del bere”. Al fronte di tutto ciò, vale forse la pena di rischiare di perdere tutto e di lasciare nello sconforto chi ci ama per provare lo sballo di vomitare nei bagni di un qualunque locale? Si direbbe proprio di No.

Sara Servadei

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