Pubblicato il: 11 Giugno, 2008

Amnesty International accusa l’Italia: violati i diritti umani

poliziottoItalia paese civile e democratico? Secondo Amnesty International non è così. Il Rapporto annuale 2008 sulla situazione dei diritti umani è chiaro: in Italia i diritti fondamentali vengono sistematicamente violati.

Il Rapporto inizia con un’analisi sulla “Tortura, maltrattamenti e responsabilità delle forze di polizia”. <<L’Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale>>, si legge, << il rischio di impunità è aggravato dalla mancanza di forme di identificazione dei singoli agenti di polizia durante le operazioni di ordine pubblico e dell’assenza di organismi indipendenti di monitoraggio>>. Sotto accusa i più tragici eventi che in questi ultimi anni hanno visto protagoniste le forze dell’ordine: dal G8 del 2001 alla repressione delle manifestazioni in Val di Susa nel 2005, fino alle morti di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e Gabriele Sandri.

In particolare, relativamente alle vicende di Genova, Amnesty International ricorda che <<a marzo 2007, la Corte Europea per i diritti umani ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato per il caso Giuliani>>, mentre <<nel processo per le violenze contro 93 manifestanti nell’irruzione alla “scuola Diaz” risultano imputati 28 agenti e funzionari di polizia>> e <<nel processo per le violenze nel carcere di Bolzaneto sono imputati 45 tra agenti e funzionari di polizia, agenti e funzionari di polizia penitenziaria e medici>>.

Come dichiarato dai pm, il “trattamento” <<ha violato il divieto di tortura e maltrattamenti previsto dalla Convenzione europea dei diritti umani>>.

Il Rapporto tratta anche della “guerra al terrorismo”: <<La politica del sospetto applicata alle espulsioni e una tenace riluttanza a fare chiarezza sugli abusi commessi in nome della “guerra al terrore” hanno caratterizzato l’approccio delle autorità di governo>>, dice Amnesty, aggiungendo che le autorità italiane <<non hanno collaborato pienamente alle indagini degli organismi internazionali che hanno accertato precise responsabilità dell’Italia nelle rendition (trasferimenti illegali di persone da un Paese all’altro, generalmente culminati in arresti arbitrari, sparizioni, detenzione senza processo e torture)>>. Secondo Amnesty, <<nonostante le richieste del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura>>, l’Italia non ha adeguato le norme sulla lotta al terrorismo (decreto Pisanu), che <<prevedono l’espulsione di migranti regolari e irregolari sulla base di una vaga definizione del rischio e senza tutela efficace contro il rimpatrio forzato in Paesi in cui rischiano la tortura>>.

L’associazione non risparmia dure critiche anche contro le recenti norme sulla “sicurezza”, ricordando gli attacchi violenti contro i campi rom di Appignano, Roma, Torino e Ponticelli. Il Rapporto cita la preoccupazione espressa dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale e dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Osce sulla “segregazione di fatto” e l’aumento della retorica razzista a cui sono sottoposti rom ed immigrati. E per quanto riguarda il “pacchetto sicurezza” del Governo, Amnesty si dice <<estremamente allarmata per il contenuto di queste misure, per le modalità affrettate e propagandistiche della loro emanazione e per il clima di discriminazione che le ha precedute e che le accompagna>>.

L’ultimo capitolo del Rapporto riguarda l’aspetto meno “mediatico”, ma forse il più grave. Secondo Amnesty, in Italia vi è disomogeneità delle norme che regolano le esportazioni di armi da guerra, per cui <<è ammesso e possibile che l’Italia venda armi leggere a soggetti privati o a governi di Paesi in cui persone con meno di 18 anni partecipano alle ostilità come parte di eserciti o di gruppi armati>>. Tra il 2002 e il 2007, infatti, l’Italia ha esportato armi in Afghanistan, Colombia, Rep.Democratica del Congo, Nepal, Uganda, Burundi, Ciad e Filippine.

Un drammatico e assurdo paradosso, se pensiamo agli impegni assunti a livello internazionale: in occasione della candidatura italiana al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani per il triennio 2007-2010, infatti, il Governo italiano si è impegnato a tutelare i diritti dei minori coinvolti nei conflitti armati. Solo nel settembre scorso, il Ministero degli Esteri ha presentato uno speciale che evidenziava il ruolo dell’Italia nel contrastare l’utilizzo dei bambini-soldato. Evidentemente, un impegno assunto con poca convinzione.

Fabio Migliore

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