Pubblicato il: 10 Ottobre, 2008

Angela Stuade: Tiziano Terzani, mio marito

L’occasione è speciale, come ricorda Alen Loreti, curatore del sito www.tizianoterzani.com: il primo meeting ad omaggio del Terzani fotografo. Nella splendida cornice del Polo Tecnologico della città di Quarrata, sono infatti stati organizzati, dalla locale Associazione “Orizzonte Cultura”, un inedito dibattito ed un concorso fotografico legati alla figura dello storico inviato del settimanale tedesco “Der Spiegel”. Tra gli ospiti d’onore, alcuni profondi conoscitori del Terzani pensiero: il cronista de “La Nazione” Giancarlo Zampini, il fotografo Vincenzo Cottinelli e la vedova Angela Staude. Quest’ultima, attesissima dal pubblico, ha portato una personale testimonianza: << il percorso di Tiziano è iniziato da giovane di famiglia operaia, di Firenze, che ha voluto riscattare la sua stessa famiglia, non diventando ricco, ma riscattando i poveri in generale; facendosi portatore di valori umani che sono espressi nella nostra costituzione e che, quando partimmo per l’Asia, all’inizio degli anni ’70, erano molto più sentiti di adesso. Era il tempo della decolonizzazione dell’Africa e dell’Asia; il periodo in cui si ricominciò a riconoscere a tutti il diritto di essere padroni dei propri paesi. Dopo tante belle parole e tante promesse scoppiò, invece, la guerra in Vietnam: era il classico caso di interferenza di una grande nazione, gli Stati Uniti, negli affari di un piccolo paese. Il conflitto, poi, sconfinò in Cambogia, poiché gli americani, per tentare di vincere la guerra che poi persero, avevano necessità di rifornire i sud-vietnamiti, loro alleati nella lotta contro il nord comunista. In questo, Tiziano riconobbe immediatamente una grande ingiustizia. La Cambogia era un bellissimo, piccolo, spirituale paese, con un suo re tranquillo, buddista; uno dei posti più belli dell’Asia che Tiziano visitò e nel quale dovette assistere – come nel resto dei suoi quarant’anni di professione – ad una lotta impari; quella dei piccoli paesi che venivano coinvolti negli interessi e nella politica delle grandi nazioni. Fu qui ch’egli osservò l’orrore della guerra, che è sempre più orrore per i piccoli che per i grandi. La catastrofe maggiore, nel caso specifico della Cambogia, infatti, fu che i rivoluzionari cambogiani, portatori di un estremo fanatismo, fecero morire di fame, a suon di bastonate o quant’altro un terzo della popolazione locale. Tutto ciò servì a Tiziano per allontanarsi dall’idea che la guerra e la rivoluzione, anche quella di sinistra, potessero servire a migliorare il mondo. Accortosi di questo, nel 1984, scrisse un articolo per “La Repubblica” dal titolo “C’eravamo sbagliati”: un duro atto di accusa verso se stesso e verso quanti, come lui, avevano creduto che con la rivoluzione si portasse la pace. >> Da quella triste esperienza, ebbe inizio il nuovo percorso di Terzani che, attraverso i suoi viaggi tra Europa ed Asia, s’avviò a ricercare l’essenziale, avvicinandosi alla natura ed allontanandosi dal lato più materialista dell’esistenza.


Andrea Bonfiglio

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