Pubblicato il: 10 Giugno, 2008

L’arbitro: un nemico comune?

arbitro di calcioLa figura dell’arbitro dovrebbe incarnare nell’immaginario collettivo il concetto di imparzialità, ma sempre più spesso, in Italia, accade il contrario. Tra le cause responsabili della crescente diffusione di questo sentimento comune vi è senz’altro la deprecabile condotta dei principali attori (atleti, tecnici e dirigenti) del mondo dello sport professionistico nazionale. Questi, mossi da ingenti interessi di natura economica che hanno privato i loro campionati della componente ludica originaria, si permettono abitualmente di porre in essere degli atteggiamenti estremamente lesivi dell’immagine arbitrale, al fine di tutelare in modo del tutto illegittimo i propri affari. Le dichiarazioni al vetriolo, le ingiurie e le provocazioni non verbali si sprecano, sia in campo che fuori, dando origine ad un vortice di tensioni senza fine. Tali ansie, sfortunatamente, non rimangono chiuse nel tendone del circo professionistico, ma si diffondono nei circuiti amatoriali, poiché questo rappresenta il modello cui i dilettanti – bambini o a adulti che siano – fanno riferimento. E’ sufficiente fare un giro negli impianti sportivi di periferia per rendersi conto che il direttore di gara rappresenta il bersaglio preferito per tutti coloro i quali intendono giustificare insuccessi personali senza assumersene le dirette responsabilità. Manifestazioni di dissenso, sebbene irritanti e talvolta inopportune, nonché spesso denigratorie, rappresentano un radicato malcostume con il quale chi sceglie di indossare la “giacchetta nera” deve, purtroppo, essere consapevolmente pronto a fare i conti, con estremo autocontrollo. E’ pur vero che dietro la figura dell’arbitro, specie nei tornei juniores, si celano spesso ragazzi molto giovani, talora coetanei dei giocatori in campo, i quali – per motivi anagrafici – difettano di tale capacità. Sarebbe opportuno, pertanto, concedere loro il diritto di sbagliare, al pari degli stessi atleti, senza dar luogo, ogni volta, ad una caccia alle streghe, ma considerando che perfino i rappresentanti delle istituzioni mettono in dubbio l’imparzialità degli arbitri per eccellenza, ossia i magistrati, identificandoli come nemici indipendentemente da loro comprovati errori, sembra francamente difficile che dei comuni cittadini possano riuscire nell’epocale impresa.

Andrea Bonfiglio

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