Pubblicato il: 22 Settembre, 2009

L’archivio Dedalo a Milano. Dove i sogni (purtroppo) rimangono tali

logodedaluspoemvideoSpesso il genio va di pari passo con la sregolatezza. O semplicemente il genio è difficile da cogliere. Ecco perché l’Archivio Dedalus in via Custodi a  Milano non ha sovvenzioni di alcun tipo e vive solo dei fondi del suo creatore Vincenzo Pezzella. Unico nel suo genere in Italia, pioniere nel campo delle videoproduzioni letterarie e della video arte legata al testo poetico, l’archivio è un’associazione culturale con finalità creative e di documentazione sui linguaggi dell’editoria, dell’arte e sulla cultura contemporanea digitale. Nato nel 2003 con uno statuto sottoscritto da nomi insigni della cultura contemporanea quali Franco Loi, Giampiero Neri, Maurizio Cucchi, l’archivio è indubbiamente un osservatorio atipico del suo tempo. Raccogliere, conservare, catalogare documenti video sui poeti e sulla poesia contemporanea, il tutto con quella visionarietà che appartiene solo alla poesia e alla riflessione estetica. Fin dall’inizio tra le sua attività l’Archivio ritaglia un importante spazio per quella editoriale a tiratura limitata. Di questa, il prodotto più importante è il Fogliodedalus, pubblicazione che suggella il carattere critico e sperimentale dell’esperienza. Illustri i collaboratori: A. Zanzotto, L. Erba, F. Piavoli, C. Mazzacurati e molti altri. Se il rapporto con la poesia contemporanea appare spesso controverso e limitato a qualche caffè letterario, ancora di più difficile fruizione forse la produzione video legata al testo poetico, o in senso lato letterario. Coscienza sgombra da finalità di consumo, un pizzico d’orgoglio e la naturale irruenza del sodalizio poesia-utopia. Di contro la consapevolezza di non poter trovare immediatamente un referente vivace ed attivo nel pubblico cittadino. Certo, le istituzioni non sono note per celerità quando si tratta di aprire il borsellino, ma è anche vero che i canali di finanziamento e di promozione sono infiniti quanto le vie del Signore, e non dimentichiamoci che siamo pur sempre nell’epoca del consumismo. Forse l’archivio è stato protetto troppo gelosamente dal suo anfitrione che l’ha coltivato e coccolato lontano da ogni logica di speculazione. Ma il rischio è di trasformarlo in terra di nessuno, un esclusivissimo club privato per pochi intimi. Rassegne e mostre spesso troppo piccole e poco pubblicizzate, limitate alle pareti della sede centrale. Anche quando viene alzato il tiro, come nel caso della commemorazione del 150mo anniversario della nascita dello scienziato Nikola Tesla, si festeggia un buon risultato invece di cercare il conseguimento di un ottimo risultato. Ci si accontenta, per ora. Un po’ per paura, un po’ per abitudine, un po’ anche per orgoglio e gelosia. Servono idee, persone, tempo. Una chiamata alle armi insomma.

Per contatti: www.dedaluspoemvideo.it o info@dedaluspoemvideo.it

Luca Colnaghi

One Response to “L’archivio Dedalo a Milano. Dove i sogni (purtroppo) rimangono tali”

  1. 1
    giusy Says:

    E’ un vero peccato…e speriamo bene

    Segnala questo commento come inopportuno

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.