Pubblicato il: 26 giugno, 2012

Balconing: quando la morte è di moda

balconingDroghe ed alcool: sono questi due dei modi più comuni attraverso i quali i giovani d’oggi ricercano esperienze estreme che li facciano estraniare dalla noia del quotidiano. Ma non è tutto, purtroppo: spesso e volentieri, quando l’esistenza umana ha toccato i limiti estremi, chi ha già provato tutto vuole andare oltre. Forse è questo ciò che spinse alcuni ragazzi, nei primi anni del 2000, turisti ad Ibiza e a Maiorca, a sporgersi dal balcone di un motel per cercare di fare qualcosa che desse loro il brivido del rischio e della sfida alla propria vita: nacque così il fenomeno del balconing. Con esso si intende, infatti, la moda diffusasi nell’ultimo decennio di saltare da un balcone o da una finestra posti ad un piano sopraelevato all’interno di una piscina sottostante o di un altro terrazzo. Questo atto consiste, solitamente, nel coronamento di una giornata vissuta al massimo dell’esperienza edonistica. Solitamente i protagonisti di tali avventure sono turisti stranieri (spesso inglesi o tedeschi) alloggiati presso alberghi nelle isole spagnole che sono per eccellenza il paradiso dei giovani che, dopo aver assunto ecstasy, droghe sintetiche o alcool decidono di fare un tuffo in piscina o un salto fino alla camera delle ragazze. Gli albergatori della zona, dal canto loro, si dichiarano stanchi delle esperienze sfrenate dei loro ospiti: da quando la moda ha preso piede, essi hanno alzato ulteriormente i parapetti dei balconi ed inserito dei pannelli di separazione tra un terrazzino e l’altro, provvedimenti che vengono puntualmente raggirati. In alcuni hotel sono presenti persino delle ronde notturne che sorvegliano le piscine, e chiunque sopravviva all’esperienza (se cittadino straniero) viene fatto rimpatriare con 300 euro di multa per ogni salto fatto. I motivi che spingono questi ragazzi a compiere un gesto tanto spericolato e pericoloso possono essere svariati: la noia, il voler dare mostra di sé agli occhi dei coetanei o la semplice sfida. L’azione viene, nella maggior parte dei casi, ripresa da telefonini e fotocamere degli amici e poi caricata su youtube: un modo per diventare popolari e, perché no, vantarsi di avere vissuto una simile esperienza e di essere ancora vivo. La poca abilità di tanti e l’alterazione delle percezioni dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti, infatti, trasformano spesso questa moda in un tentato (e spesso riuscito) suicidio. C’è chi è atterrato sano e salvo, chi ha riportato lievi ferite, chi ha subito un infortunio ed anche chi ci ha lasciato le penne: non tutti, infatti riescono a centrare l’obiettivo, e spesso e volentieri quando lo fanno la piscina si rivela inadatta ad un salto da un trampolino tanto alto, facendo sbattere la testa al giovane avventuriero. Questa moda, infatti, ha causato 6 morti nella sola estate del 2010 ed innumerevoli feriti distribuiti in oltre trenta casi di salti nel vuoto. E allora viene proprio da chiedersi: la gloria su youtube vale davvero il rischio di morte nella vita vera?

Sara Servadei

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