Pubblicato il: 1 Dicembre, 2009

Begotten

begotten_3Pellicola strana e disturbing eppure affascinante, questa del regista Elias Merhige. Comprendere la trama, di per se vagamente accennata, è piuttosto difficile e solo alla fine del film vengono rivelati i “ruoli” dei personaggi apparsi. La mancanza totale di dialoghi e di una vera e propria colonna sonora (si sentono solo, ripetuti in maniera quasi ossessiva, alcuni suoni della natura e pochi rumori contestualizzati alle scene) spinge a concentrarsi sulle immagini, sulle singole scene di forte impatto visivo: la donna con la maschera, la creatura tremebonda, la tribù di uomini senza volto, il terreno arido e il sangue, tutto rigorosamente in bianco e nero e sgranato (benché il film sia del 1990); e ancora, la sequenza davvero malata del suicidio dell’uomo e della generazione di un figlio dal suo corpo morto, per non parlare dell’escalation di violenze e torture subite dalla creatura. Sembra di assistere ad un’allegoria o rievocazione della Passione di Cristo, un’allegoria distorta e scandalosa, beninteso; o forse, la vicenda fornisce un ritratto esemplare della cattiveria umana, della sua propensione alla distruttività, della difficoltà ad accettare il diverso. Il finale apre poi le porte anche ad un’interpretazione mistico-filosofica, introducendo concetti complessi come la morte di Dio, la generazione del creato, l’eterna rigenerazione dopo la morte (sembrerebbe alludere a questo la frase in apertura: «Like a flame burning away the darkness / Life is flesh on bones convulsing above the ground»). Ma cercare un significato univoco del film è alquanto difficoltoso e, volendo, inutile: Begotten è avveniristico e non-convenzionale, vuole stupire e provocare lo spettatore, proponendo un modo diverso di comunicare attraverso l’immagine su pellicola. Una particolarità  estremamente originale ed affascinante di questo film è costituita dalla sua teatralità, nel senso stretto della parola: il linguaggio è affidato al corpo, ai gesti, alle luci e i personaggi non hanno volto (pochissimi i primi piani): il viso è celato dalla maschera, dal cappuccio, o è semplicemente azzerato ed inespressivo. Un punto debole è invece l’assenza di un adeguato sottofondo musicale, che penalizza pesantemente il film, rendendolo a tratti noioso o comunque ostico da seguire: eppure lo stesso Merhige ha curato il montaggio del video  “Sterile Nails and Thunderbowels” dei Silencer, utilizzando proprio le immagini del film e rendendo sia la canzone che le scene estremamente godibili…per gli amanti del genere.

Ornella Balsamo

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