Pubblicato il: 26 Novembre, 2010

Bikini girls on ice

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Una squadra di calcio femminile decide di organizzare un autolavaggio in bikini con il fine di raccogliere fondi per il campionato. L’autobus che le trasporta, però, si guasta lungo la strada quindi le ragazze decidono di iniziare la loro attività nel piazzale di una vecchia stazione di servizio che sembra abbandonato, nell’attesa che il bus venga riparato. In realtà in questo fatiscente edificio  vive Moe, un pazzo assassino che si diverte a mettere le proprie vittime sotto ghiaccio…

Bikini girls on ice, opera prima del regista trentaduenne canadese Geoff Klein, ha una trama molto semplice, tipica di molti film horror degli anni ‘80: le vittime non si rendono affatto conto del pericolo a cui stanno andando incontro e, senza alcun tipo di resistenza, si consegnano al proprio assassino, uno psicopatico con, in questo caso, la passione per il ghiaccio. Suzi Lorraine, attrice e sceneggiatrice americana, che ha presentato la pellicola al Ravenna Nightmare Film Fest, essendo lei stessa una delle protagoniste, ha tenuto a precisare che nessun significato particolare si nasconde nel film, realizzato con l’unico intento di divertire. In effetti sembra più un film comico che un horror. I personaggi di questo lungometraggio non hanno spessore né tantomeno il più basilare istinto di sopravvivenza, e la mancanza di coerenza nella sceneggiatura è evidente. Moe non incute timore ed è ben lontano da Leatherface, assassino inquietante e spaventoso di “Non aprite quella porta”, a cui sembra ispirarsi. Il sottotitolo recita: “Queste ragazze sono così calde che vanno messe sotto ghiaccio”. Forse l’idea di fondo poteva esserci, ma purtroppo è stata mal sviluppata, dando vita a uno “slasher movie” con poco sangue e ancora meno originalità. Ci sono ammiccamenti, sesso, qualche gridolino e poco altro: di certo non angoscia né suspence.

Mariangela Celiberti

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