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Bollate e il video shock: più educazione e meno violenza

13 febbraio 2014, di   Stampa articolo Segnala articolo  

C_4_articolo_2025656_upiFoto1FSembrava una normale giornata di scuola per Sarah, 15enne di Bollate, mentre si recava presso il liceo “Primo Levi” che frequenta assieme alle amiche di tutti i giorni. Eppure, quella mattinata è finita su tutti i media, condivisa su tutti i social network, vissuta da tutti gli italiani: dopo aver preso le difese di un’amica “colpevole” di aver rubato il ragazzo ad un’altra, Sarah è finita con la faccia a terra tra i calci e i pugni di Giovanna, la ex, che in fondo avrebbe potuto prendersela con il diretto interessato invece che con l’amica della nuova fidanzatina. Ma il peggio doveva ancora venire, e l’abbiamo tutti sotto gli occhi: questo episodio di inaudita violenza, in cui Giovanna sfoga la propria implacabile ira di fronte ad una platea immobile e divertita, è letteralmente sfuggito al controllo dei protagonisti esponendosi al giudizio della società. Prima, sul momento, c’è stata l’indifferenza dei compagni, che invece che cercare di fermare la rissa e la sua furiosa autrice hanno appoggiato la violenza come meritato premio per Sarah che era intervenuta dove non le spettava, poi quella di chi ha visionato il video e ha pensato che ciò gli desse il diritto di lanciarsi in insulti di ogni tipo nei confronti della 15enne Giovanna.

Insomma, dal bullismo scolastico a cui tutti hanno contribuito con risate, silenzi e condivisione sul web del video, al cyberbullismo online di un paese intero scandalizzato di fronte al profilo di facebook di Giovanna, con le frasi rancorose e cariche d’orgoglio di una 15enne che necessita di essere educata da famiglia ed istituzioni. Prima di darle attenzioni che non merita (invece di lasciarla nell’indifferenza a rimuginare su quanto ha fatto), bisognerebbe interrogarsi su come sia stato possibile un episodio di tale violenza, e anche sul perché anche coloro che stanno dalla parte di Sarah scrivono a Giovanna frasi come: “Piscerò sulla tua tomba” oppure “se ti becco ti do quello che ti meriti”, che lungi dal punire la ragazza la fanno sentire protagonista e mandano altri messaggi negativi. Una vera e propria battaglia a colpi di cyberbullismo, non meno dannoso di quello subito da Sarah: le minacce di morte non possono essere la soluzione in nessuno dei casi, e al contrario si dovrebbe parlare di come rieducare questa ragazza che a 15 anni ha ancora un alto potenziale di maturazione prima dell’età adulta. Un dettaglio significativo tralasciato in una prima ricostruzione ma utilissimo per comprendere le cause di questo episodio è il fatto che Giovanna, che frequenta un altro istituto, è stata accompagnata al “Primo Levi” dalla madre con l’intenzione di picchiare la nuova ragazza del proprio ex, e se n’è andata con i complimenti della genitrice: alla base di tutto c’è un cattivo esempio educativo, in quanto chi dovrebbe indicarle la retta via la sprona verso la violenza. Nel frattempo le amiche della bulla continuano a minacciare Sarah: “Se per colpa tua Giovanna finisce in comunità io ti preparo la bara”.

Sara Servadei

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