Pubblicato il: 24 Gennaio, 2009

Britpop, 1995: l’anno della consacrazione – III^ parte

oasis_02E mentre tutti si sballavano, trascinati da un successo inarrestabile, sull’onda di una mania estatica di massa inspiegabile quanto i regimi totalitaristi di cinquant’anni prima, arrivavano sulle pagine dei giornali gruppi fino ad allora rimasti nel dimenticatoio. I Pulp di Jarvis Cocker, direttamente dalla carbonara Sheffield, avevano iniziato l’attività musicale nel 1978, ai tempi della scuola superiore. Passati gli anni ’80 tra feste e frivolezze ambigue dello stesso tipo di cui Jarvis si renderà eterno portabandiera, iniziano a godere di una prima visibilità con l’album His’n’hers, del 1994. Le canzoni, potentemente influenzate da tastiere e synth, eredità del decennio precedente, si servono delle incredibili qualità plastiliniche della voce del frontman, estremamente duttile nei toni bassi, stridula ma espressiva nei toni alti, con un intero bagaglio di sospiri, pause, sibili; oltre che della capacità dello stesso di scrivere testi più simili a mini-storie, spaccati di vita quotidiana, popolani, piccoli drammi domestici, delusioni d’amore, fallimenti caotici e goffi della everyday life. Do you remember the first time?  e Lipgloss avevano fatto breccia nelle classifiche, il successivo album, però, Different class, li porta a un livello mai conosciuto. L’uscita dell’album, il 30 ottobre 1995, è preceduta dal singolo Common People, “Gente comune”, nel Giugno dello stesso anno. La canzone, da subito, scatena l’immaginario collettivo, restituisce voce ai consumatori abituali di fish and chips (uscirà anche una simpatica foto in cui lo stesso Cocker si lascia immortalare mangiante trasognato il piatto tipico d’Albione) , ai lavoratori che vivono in catapecchie fatiscenti abitate da formiche e scarafaggi, che trangugiano birra il fine settimana, ballando, giocando a biliardo e fumandosi qualche sigaretta, aizzandoli contro i ricchi, la middle class, gli acculturati, i turisti di classe interessati al loro infimo stato sociale. La traccia, un crescendo inarrestabile di pathos elettronico, si rivela degna portabandiera di un album storico in cui Cocker, un dandy ottocentesco con stile anni ’60 e promiscuità anni ’90, cava il meglio da sé, riuscendo a mantenersi su standard compositivi eccelsi, dando alla luce la romantica ma quasi dance Disco 2000, accompagnata da un video divertente e indimenticabile, l’ilare ma drammatica Underwear, la leggera ma profonda Something changed e Sorted out for E’s and Wizz, apologia delle droghe sintetiche e dei rave. L’inverno del ’95 è, e resterà, memorabile. Londra, dopo trent’anni di depressione sociale, di dipendenza culturale ed economica americana, torna a nuova vita. La British Invasion, sotto forma di Britpop, riporta alla luce l’orgoglio britannico, rinfresca i ricordi dei deliri di massa, restituisce alla musica centralità quotidiana. Le band statunitensi sono state annientate e rispedite a casa, per quanto, a dirla tutta, il nuovo genere rimarrà sempre circoscritto a lidi europei, non riuscendo mai completamente a conquistare il nuovo mondo. Da Londra giungono le nuove mode, da Londra viene la top model del momento, Kate Moss, figlia bellissima del popolo, da Londra arriva lo scrittore più divertente, Nick Hornby, che da allora non finirà di sfornare best seller. Dovunque sventolano bandiere inglesi, il calcio britannico sta per rientrare nelle competizioni europee dopo dieci anni di esilio, l’anno successivo proprio l’Inghilterra organizzerà l’evento dell’anno, i campionati calcistici a livello continentale. Ci sono tutte le premesse per sognare, pensando all’anno alle porte.

Federico Didoni

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