Pubblicato il: 28 Luglio, 2009

Caccia alla pillola rosa

pillola_rosaSono le dieci di sera. M. e il suo ragazzo sono in giro per una grande città alla ricerca di un pronto soccorso ginecologico. Durante un rapporto sessuale il preservativo si è rotto e ora sono entrambi in preda a un’ansia atroce. Sono giovani, 23 e 21 anni, e la loro unica “colpa” è essersi amati. Hanno sentito parlare della famosa “pillola del giorno dopo”, del fatto che può essere richiesta al pronto soccorso ginecologico e che deve essere assunta al più presto possibile al fine di evitare una gravidanza indesiderata. Sanno che è l’unico rimedio che potrebbe aiutarli. Ma non sanno che non sarà così facile trovare un medico disposto a prescriverla. La corsa contro il tempo comincia all’Ospedale X dove i due ragazzi trovano una tirocinante e una dottoressa. M. cerca di spiegare la situazione, ma non ha nemmeno pronunciato la frase che il biasimo delle due donne la investe come uno schiaffo violento. “Sai cos’è la pillola del giorno dopo? Venite senza sapere. Perché non usate i preservativi? La pillola è un metodo abortivo! Noi non la prescriviamo. Provate in quest’altro ospedale e vedete  se lì non c’è il medico obiettore”. Niente di più sbagliato. La pillola non è un metodo abortivo, ma contraccettivo in quanto, citando l’ O.M.S., “la pillola è inefficace dopo l’annidamento e non provoca l’aborto”. Appena entrati al pronto soccorso ginecologico di un altro ospedale all’infermiere di turno basta un’occhiata veloce per capire cosa vogliono. “Siete qui per la pillola del giorno dopo? Mi dispiace, ma c’è il medico obiettore. Ma perché non state più attenti?”. Come se il problema fosse lo stare attenti. M. e il suo fidanzato, sconsolati, vanno via. Hanno paura di non riuscire a trovare un medico disponibile, sballottolati come pacchi da un ospedale all’altro, costretti a subire un’umiliazione dietro l’altra e a sentirsi addosso gli sguardi accusatori di coloro ai quali avevano chiesto aiuto. I due giovani però non sanno che l’atteggiamento di quei medici è illegittimo in quanto, secondo la Legge n. 194 del 22 maggio 1978, l’obiezione di coscienza in Italia è permessa solo nei confronti dell’aborto: la pillola, il cui principio è il levonorgestrel, non causa aborto, ma impedisce la gravidanza ed è efficace entro le 72 ore. Tuttavia il dibattito attorno la pillola vede fronteggiarsi le posizioni più diverse e in questo caos di opinioni è difficile immaginare come andrà a finire e soprattutto dove andrà a finire la laicità dello Stato italiano. L’ultimo tentativo i due ragazzi lo fanno al Policlinico dove fortunatamente trovano un ambiente un po’ più solidale. La ginecologa di turno visita M., cerca di farle, da buon adulto, la “predica”, le spiega gli effetti che il farmaco potrebbe avere e glielo prescrive. Finalmente, davanti alla farmacia dove hanno appena ritirato la pillola, i due ragazzi sentono suonare la mezzanotte. Per loro l’incubo è finito e stanchi, ma un po’ più tranquilli, tornano a casa.

Giuseppina Cuccia

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