Pubblicato il: 18 gennaio, 2011

Campi Flegrei: una bomba ad orologeria

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Quando si parla di Napoli e del rischio di un’eruzione vulcanica catastrofica, il pensiero va subito al Vesuvio che della città partenopea è diventato un po’ il simbolo. Il rilievo vulcanico campano è ben più ampio e si estende attorno al golfo di Napoli comprendendo lo stesso Vesuvio, l’isola di Ischia, Roccamonfina e i Campi Flegrei. Proprio questi ultimi sono quelli che preoccupano maggiormente gli esperti: sono considerati i più pericolosi in Campania – anche più del Vesuvio – perché caratterizzati da una molteplicità di crateri e perché, dal 1970, stanno dando segni di risveglio attraverso crisi bradisismiche che ogni volta provocano un sollevamento del terreno di oltre un metro e mezzo. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è la mancanza di un piano di evacuazione da attuare in caso di emergenza improvvisa: a differenza della zona vesuviana, nell’area circostante i Campi Flegrei, la Protezione Civile non ha provveduto a rendere noto infatti nessuna linea guida. O meglio, un piano di evacuazione è stato redatto ed è risalente al 2001, il problema è che tale pianificazione risulta un po’ maldestra visto che prevede l’allontanamento preventivo della popolazione in caso di allarme, senza fare riferimento a una specifica emergenza. Questi cittadini, cioè, quando dovrebbero evacuare la zona? Non si capisce. Il piano prevede che la popolazione venga evacuata nelle diverse regioni d’Italia, attraverso una sorta di gemellaggio; le famiglie però potranno allontanarsi solo dopo averlo comunicato ai rispettivi Sindaci. Una situazione paradossale. La denuncia arriva direttamente dal commissario regionale dei Verdi, Borrelli: «I Campi Flegrei sono inseriti nella lista dei supervulcani, cioè quelli più pericolosi – spiega Borrelli -. Hanno caldere di oltre dieci chilometri di diametro e le loro eruzioni possono causare danni in zone vastissime, addirittura nell’intero territorio europeo. Per fare un paragone, un’eventuale eruzione sarebbe comparabile a quella del Krakatoa nel 1883 che venne avvertita in buona parte del globo e che influì anche sul clima mondiale». Ovviamente, anche in questo caso non manca il problema dell’urbanizzazione abusiva; nei Campi Flegrei la situazione è addirittura peggiore rispetto al Vesuvio visto che non si contano ormai le attività commerciali, le strade e le abitazioni costruite intorno ai geyser della Solfatara, proprio a ridosso del vulcano; per non parlare poi della densità abitativa dei comuni di Pozzuoli e Bacoli.

Massimiliano Mogavero

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