Pubblicato il: 25 Agosto, 2007

Catania e la cultura di uno spaventapasseri

Sfollati Un anonimo intorno al XVI secolo recitava così: “L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione”. In una città come Catania di esami bisogna veramente superarne tanti. Ogni giorno uno nuovo, più difficile dell’altro, più spossante. Il sangue che ti scorre nelle vene ha un solo fine, un solo colore a dispetto di chi crede che il blu sia ancora una variante possibile. Ma è la spinta e la velocità con cui esso circola nelle vene che permette di distinguere un siciliano, ancor più un catanese, da chi ha avuto la fortuna e/o sfortuna di nascere altrove. Si lotta per il pane, per l’orgoglio, per la propria donna. Si lotta e basta! Da quando si vede la luce a quando non la si vede più, il siciliano deve lottare. Niente è assicurato: il posto di lavoro, la famiglia, il futuro. Ogni giorno è un esame: quello della dignità. I popoli del sud hanno sempre combattuto per la dignità contro un nord “arraffone”, pieno di sé, pronto ad additare con facilità chi per lui è un ramo secco. Una forse è la vera colpa di questa nostra terra: aver troppe volte aspettato lo scorrere degli eventi come un fiume impazzito e non averne scelto mai il corso. E cosa ne facciamo ogni giorno dell’esperienza maturata? Spazzatura come quella che dappertutto circonda questa nostra città. Così dopo cinque anni di sprechi e altri cinque di errori ci diamo il colpo di grazia permettendo che divaghi la politica di “Pulcinella” in una città dove ne abbiamo già tanti e un altro è già di troppo. Con orgoglio inizia la sua politica insieme ai quattro scudieri della tavola rotonda ordinando lo sfratto esecutivo di chi ha sempre conosciuto le difficoltà della vita, di chi ha lottato con la fame anche se con le leggi non ci si costruisce neanche la carte igienica. Promette e fa il politico con la quotidianità dei disagiati. Sfollati si diceva in nome del popolo, che si lamentava e gridava allo scandalo. Ma quale scandalo? Adesso quelle stesse persone non si meravigliano più di tanto nel vedere che al posto di umanità regna sovrana signora immondizia? Erano pronti fino a qualche mese fa con le loro ruspe a ruggire aneliti da salvatori della patria per poi fare che cosa? Una nuova discarica comunale abusiva. Perché è quello che è diventata la zona di Corso Martiri della Libertà e zone limitrofe; un pozzo pieno di vergogna e di spazzatura. Caro Pulcinella non è con la cultura dello spaventapasseri che si cambia il volto di una città costruita con il sangue della gente. Alexandre Dumas figlio diceva: “Chi legge sa molto; chi osserva sa molto di più”.

Roberto Scalisi

One Response to “Catania e la cultura di uno spaventapasseri”

  1. 1
    elle Says:

    Mi piacerebbe capire perche di nuovo a catania si è votato un altro sindaco della stessa colore plotica che scampagni, responsabile di una certa “décadence” de Catane.

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