Pubblicato il: 4 Agosto, 2008

Catania e i giorni dell’abbandono

Catania, mezzogiorno. La situazione generale che appare agli occhi di chi è solito praticare “la spiaggia libera”, nella zona della Playa è deprimente. Nessun servizio igienico disponibile, postazione del pronto soccorso sbarrata, bar annesso devastato da atti vandalici di ogni tipo e chiuso da tempo indefinito, recinzioni inesistenti; solo i soliti posteggiatori abusivi posti all’ingresso della spiaggia cercano di lucrare chiedendo un contributo ai ragazzi che si avventurano all’interno della struttura con i propri ciclomotori. Questa è la situazione attuale dei servizi pubblici balneari che può offrire la città etnea. Agosto è tempo di ferie e di caldo torrido. Orde di cittadini  e di turisti si riversano nelle strutture balneari, borse varie in mano e ombrelloni sotto braccio. L’importante è raggiungere la meta, crogiolarsi sotto la canicola, abbronzarsi come aragoste e tuffarsi in un mare certamente pieno di acqua e meno di pensieri. La Playa zona balneare di Catania molto frequentata, posta tra il porto e la zona di San Giuseppe La Rena, nonostante sia oggetto di critiche costanti da parte di chiunque conosca a pennello annessi e connessi di questa area, è puntualmente piena ogni anno ma non tutti potranno godere dello stesso trattamento. La parvenza del servizio modello la si può trovare in qualunque lido posto sul lungomare che negli ultimi anni è stato riveduto e corretto per assomigliare a località balneari più rinomate (vedi Rimini e Riccione). Ma si sottovaluta pur sempre il concetto di infrastruttura lasciato alla mercè dei soliti arrivisti pronti ad accaparrarsi il maggior numero di clienti possibili offrendo la solita sarabanda di luoghi comuni, proposti ogni singola estate. La dura realtà è un’altra: alla Playa il servizio pubblico è latitante,  inesistente ed è manifesto del declino economico della città di Catania. L’unico punto in comune riscontrabile nelle tre “spiagge libere” (termine volutamente adottato per indicare la gratuità del servizio) è il dissesto e l’abbandono. L’amministrazione locale uscente ha già dato prova di sé e delle “invidiabili” capacità di gestione di una città, si spera in un cambio di tendenza nella nuova amministrazione che si fa carico della fiducia del cittadino catanese severo e attento quando si tratta di valutare un luogo di svago.  Attualmente dopo la pulizia delle spiagge, già giunta con ragguardevole ritardo, manca all’appello tutto il resto: luoghi di ristoro, servizi igienico-sanitari, sicurezza, pronto soccorso. La presenza di un cartellone all’ingresso di ogni spiaggia reca la seguente scritta: “Balneazione non sicura per mancanza di apposito servizio di salvataggio” . Questa è da considerarsi una misura di sicurezza adeguata? Si spera di ottenere l’attenzione del cittadino? O magari basta un’insegna in mostra per potersi lavare le mani sulle proprie responsabilità? Lasciamo ai posteri e ai bagnanti l’ardua sentenza.

Girolamo Ferlito

One Response to “Catania e i giorni dell’abbandono”

  1. 1
    Giovanni Says:

    Effettivamente stamane sono stato alla spiaggia libera n.2, ancora compariva la scritta comune di Catania. Il degrado con la D maiuscola, adesso si può veramente considerare una spiaggia libera. Libera di essere autogestita (?). aahua
    Peccato.

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