Pubblicato il: 2 Giugno, 2009

Catania, terra di nessuno

enrico-sciutoA Catania tornano gli scippi in pieno giorno. I protagonisti sono il più delle volte minorenni, armati soltanto di un cacciavite e di un motorino; le vittime sono turisti e cittadini, aggrediti e derubati all’interno degli abitacoli delle automobili. È questo ormai il cliché di gran parte delle rapine che si consumano in città. Il randagismo ha conquistato il centro storico, la prostituzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti sono usciti dalle zone popolari, fino a stringere nella loro morsa “i quartieri alti”, da Piazza Trento a Viale Africa. In Piazza Verga, dinanzi al Comando dei carabinieri e a un centinaio di metri dal Tribunale, parcheggiatori abusivi esercitano indisturbati, anche nelle ore di vigenza delle “strisce blu” comunali. Piazza Stesicoro, via d’ingresso al barocco catanese e custode della memoria storica della città, è invasa dall’abusivismo commerciale, con bancarelle d’ogni sorta piazzate sotto quel monumento al Bellini, reso famoso dalle opere di Brancati. “Dopo Roma, lo Stato ritorna anche a Catania”, è stato lo slogan più gettonato della campagna elettorale di Raffaele Stancanelli. È difficile comprendere a cosa si riferisse: al pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, all’invio straordinario dei militari nelle città o ai provvedimenti che la sua nuova Giunta avrebbe dovuto varare? Il sindaco Stancanelli rivendica di aver riportato l’illuminazione nelle strade e il decoro nelle vie cittadine. In realtà, se entrambe le garanzie rientrano nella categoria di “civiltà”, piuttosto che nella dicotomia “Stato – legalità”, sulla seconda vertono seri dubbi: basti pensare all’incostanza della pulizia straordinaria in Piazza Carlo Alberto dopo ogni mercato e alle condizioni indecorose di Via Vittorio Emanuele, per non parlare dell’estrema periferia sud. Sul fronte della legalità e della “sicurezza” pesano i problemi sociali, legati alle disastrose condizioni economiche e occupazionali di Catania, così come quelli culturali, palesati dall’assoluta mancanza di senso civico, anzi dall’esistenza di una vera e propria sub-cultura dell’illegalità, oggi egemone nel tessuto morale della cittadinanza catanese. L’abitudine a non essere governata, rilanciata dalle giunte Scapagnini, ha prodotto dei danni permanenti che solo un’educazione civica fondata sulla trasparenza e il buon governo potrebbe riparare.  L’impiego dei militari è davvero incommensurabile rispetto al problema, perché la battaglia da combattere è culturale e sociale: una guerra di posizione, non di movimento. Anche l’istituzione della “sicurezza partecipata” e la legge Carfagna sulla prostituzione sembrano frutto dell’attività legislativa di un altro Stato, con realtà ed esigenze diverse da quelle della Sicilia. Tali operazioni inefficaci e “rumorose” oscurano il concreto lavoro di una Questura, quella di Catania, che, dibattendosi fra mancanza di mezzi e ristrettezze degli organici, riesce, se non a prevenire i reati, a garantire un puntuale intervento sul territorio.

Enrico Sciuto

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