Pubblicato il: 28 luglio, 2011

Catania, traffico e parcheggi: un inferno

piazza-dante-cataniaQualche settimana fa abbiamo scritto della poco confortante classifica Istat che vede la nostra città relegata all’ultimo posto come città da vivere. I parametri sono tanti e in quasi tutti Catania non sembra volersi schiodare dal fondo.

Uno dei problemi più grandi, e senz’altro il più odiato dai catanesi, è il traffico. Nella nostra città non è difficile imbattersi in lunghe code sulle principali arterie in qualsiasi ora del giorno, specie nelle vicinanze di scuole, università e ospedali. Un problema al quale nessuna amministrazione intende porre rimedio  per scarsa volontà,  per i scarsi mezzi a disposizione e forse per le ristrette risorse finanziarie; ecco dunque che si è quasi impotenti dinnanzi ad un fenomeno che mette giornalmente alla prove la frizione delle nostre auto e la pazienza che spesso si perde a scapito di chi poi deve inveire contro la malasorte per essersi trovato in quel pasticcio chiamato traffico.

Logica conseguenza, e se vogliamo un po’ causa, del traffico è il problema parcheggi: Catania ne è scarsamente provvista e laddove ci sono, a pagamento, non sono utilizzati perché tanto “semu spetti” (siamo furbi) e ci permettiamo di mettere l’auto in doppia fila o peggio sui marciapiedi, intralciando, di fatto, il traffico veicolare e quello pedonale.

Al problema parcheggio impossibile si aggiunge il parcheggiatore di turno che di buon mattino presidia la zona per raggranellare il suo bel guadagno giornaliero “estorto” gioco-forza agli estenuati automobilisti della città.

C’è stata in tempi più o meno recenti un’amministrazione che voleva occuparsi del problema parcheggi, la giunta Scapagnini, ma sappiamo bene come è finita con tanto di querelle legale e Catania che non ha mai risolto il vero problema.

Una soluzione sembra lontana, intanto, però, iniziamo tutti a fare qualcosa, magari iniziamo ad usare di più i mezzi pubblici e magari mettersi in bici specie in centro sarebbe un’alternativa, chissà che non inizi ad andare meglio.

 

Sebastiano Caruso

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