Pubblicato il: 24 Settembre, 2010

Chi butteranno giù dalla torre: Lombardo o Berlusconi? Forse Veltroni?

E’ un dilemma autenticamente shakespeariano quello che da ora fino alle future elezioni  potrebbe assalire i siciliani. Una riflessione di ampia portata, se  è vero che la terra delle zagare e dello zolfo si destreggia da anni  tra proseliti di Lombardo e berlusconismo  più  vario e curioso, siano essi  intinti di complicità e sintonia o di accanita rivalità e di buona dose di  ‘separatismo’. Quanti sono i siciliani che, trovandosi nella stretta morsa di una scelta definitiva, dovranno  porre fine ai pluriennali mascheramenti che nulla a che vedere hanno con le tanto auspicabili elezioni  uninominali?

Per anni, ammettiamolo, in Sicilia chi votava Lombardo era cosciente del fatto  che il suo voto avrebbe condotto Berlusconi  al governo nazionale, mentre chi votava Berlusconi era consapevole che il proprio voto  avrebbe invece giovato a Lombardo per ricoprire il ruolo di Governatore della Regione.  Adesso le carte in regola cambiano e ci chiediamo quanti siano i siciliani che dovrebbero  fare i conti con la verità delle  loro intenzioni.  E’ già stato consumato molto inchiostro per dare clamore alla rottura di un sodalizio che è andato avanti per anni, sodalizio (aggiungiamo) che ha più volte mostrato i suoi cabarettistici  alti e bassi: pensiamo  alle presunte proteste di Lombardo nei confronti del Governo Berlusconi,  all’inizio del  suo mandato, a proposito dei tagli alla Sanità o ad altre svariate situazioni  che sembravano mettere a rischio  settori  importanti dell’Economia e dela Gestione dell’Isola, e inevitabilmente pensiamo anche  all’assenza del Governatore  siciliano  quando  migliaia di precari, provenienti da vari settori, appostati davanti al portone del Palazzo della Regione a Palermo,  hanno chiesto di veder preservato il proprio lavoro dagli effetti della bieca finanziaria Tremonti-Gelmini (virata con tanto di benedizione da parte di Berlusconi! ).

Ma a complicare il tutto adesso interviene anche la parte ostile, quella che con Berlusconi  non ha nulla a che fare, e che tanto meno dovrebbe averne con il governatore siciliano. In nome di una coalizione antiberlusconiana, insomma, molti sono disposti persino ad inficiare la propria immagine di partito e non conta riflettere su chi tra i due colossi sia più trasparente ed equo (qui il dilemma è di gran lunga più profondo), l’importante è che il più potente tra i potenti  venga messo fuori gioco (usando il termine di un gergo tanto  caro al Premier). Non conta se gran parte dei centri commerciali presenti  in terra siciliana inventino  continui annunci  di posti fantasmi (poiché quelli reali sono già stabiliti a priori, prima ancora di veder  costruire gli stessi edifici destinati ad incrementare un’economia che resta sempre schizofrenica); non importa se a pagare il ponte sullo Stretto saranno i giovani, i padri e le madri di famiglia che oggi non hanno un lavoro perché considerati  detrattori di fondi necessari a colmare un debito statale accumulato a causa di sprechi che sono stati compiuti  (e  che continuano ad esserlo), qui e altrove, per motivi poco trasparenti. La coalizione e l’attacco a Berlusconi prima di tutto! E’ questa la priorità, mentre migliaia di persone non sanno più dove voltarsi per cercare di vedere uno spiraglio di futuro o per avere la certezza di un fine mese con le sufficienti provviste.

A livello nazionale notiamo  ‘il ritorno di Veltroni’, un  paladino (preferibile la contrazione ‘pd’) che in tempi  di difficoltà non ha esitato a mollare tutto quando il popolo che non sceglieva tra Lombardo e Berlusconi si aspettava la continuità e la realizzazione dei suoi propositi. Opportunistico  appare ripresentarsi in un momento in cui i palazzi nemici sembrano meno stabili di prima, più difficile riconquistare oggi la fiducia di chi ieri aspettava un cambiamento che forse poteva in parte realizzarsi. Non c’è che dire, la scelta appare complessa, e a noi giunge un po’ come il dilemma tra l’accettazione di una  perenne cappa  di gas  che impregna l’aria che respiriamo e la fuga di radiazioni da un impianto di materiale nucleare che si riversano su ciò che ingurgitiamo.

Non resterebbe che l’Anarchia, a questo punto, celata, magari, dietro un ingenuo qualunquismo, ma in un Paese in cui la Costituzione  è da chi governa cinicamente intesa come una vecchia arca gremita di accessori e in cui le leggi sono continuamente inventate ad libidum, persino l’Anarchia apparirebbe superflua.

Sabina Corsaro

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