Pubblicato il: 2 maggio, 2012

Chirurgia estetica: perfezione imperfetta

chirurgia-esteticaDa qualche tempo a questa parte, circolano in rete destando scalpore e proteste le foto di Valeria Lukyanova, una modella ucraina di 21 anni, che pare abbia speso l’ingente cifra di 800mila euro per assomigliare alla bambola Barbie. L’opinione pubblica è perlopiù scandalizzata: i suoi occhi sembrano quelli grandi e blu dipinti sui ben noti visini di plastica ed il corpo è di una magrezza allucinante, anche se deve sostenere il peso di due seni enormi ed assolutamente sproporzionati. Un fatto che non è nuovo all’opinione pubblica internazionale: con risultati forse meno sconcertanti, anche Sarah Burge, Kota Koti, Cindy Jackson e Heidi Montag avevano già tentato la stessa impresa. Per non parlare, poi, dell’uomo gatto, che si è fatto montare tanto di vibrisse nelle guance pur di somigliare al proprio animale preferito, o delle tantissime donne dello spettacolo che da “belle” diventano “finte” per approdare all’appellativo di “felini” o “alieni” per l’immobilità espressiva di cui sono vittime dopo un abuso massiccio di bisturi e botulino, con le guance che diventano due palline e gli occhi tanto tirati che ci si chiede come facciano a chiuderli. Insomma, la chirurgia è diventata una vera e propria mania: sempre più persone modificano il proprio corpo per essere dei “personaggi” o perché sono incapaci di accettare i propri piccoli difetti o il tempo che passa. Certamente, la chirurgia estetica ha tanti vantaggi: il tocco del chirurgo serve a tanti per superare le difficoltà di una malformazione, di un incidente o di una malattia che ha lasciato brutti segni. Ma ricorrere alla chirurgia solo per vantare una taglia in più di reggiseno o un fondoschiena più sodo è un semplice capriccio che può diventare un’ossessione letale se gli si dà ascolto. La chirurgia plastica dà credito alle nostre debolezze e le amplifica: ci sarà sempre qualcosa che non va davanti allo specchio, ma ricorrere al bisturi significa non accettarsi e dare a noi stessi una “scappatoia” di fronte a questo problema. È infatti molto facile che una persona che sia ricorsa ad interventi chirurgici ritorni dal medico per altri ritocchi: non appena comparirà qualcos’altro di sgradito, le apparirà normale ricorrere a queste soluzioni: “l’ho già fatto in passato, cosa c’è mai di male nel rifarlo?” penserà. Oltre al fatto che mettersi sotto i ferri non è uno scherzo e si rischia di compromettere la propria salute per un difettuccio, come ha dimostrato qualche mese fa lo scandalo sulle protesi cancerogene impiantate nei seni di 4300 italiane. Ciò ha dimostrato cosa in tanti sembravano avere dimenticato: il nostro corpo invece che essere una bella vetrina è la sede della nostra vita e della nostra salute, una modifica invece che essere qualcosa da ammirare allo specchio è un intervento chirurgico ed ognuno di noi, invece che essere l’emblema della perfezione, è un pezzo unico di imperfezione: e ciò è sempre molto meglio che essere un insipido ed arido pezzo di plastica identico a tanti altri.

 

Sara Servadei

 

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