Pubblicato il: 1 dicembre, 2010

Christian Petersen, fotografia sociale made in England

christian-petersenChristian Petersen, 33 anni, è un fotografo di Liverpool. Si interessa principalmente di fotografia sociale e ritratti di vita quotidiana. Ha realizzato reportage a Nicaragua, Cuba, Isole Fær Øer ed in tutta la Gran Bretagna.

Perché ti interessi alle tematiche di carattere sociale?

Sono interessato alle tematiche sociali a causa della mia educazione: ho una famiglia e dei nonni interessati ai problemi sociali. Sono cresciuto in una città caratterizzata dalla crudeltà del capitalismo della Thatcher negli anni ’80 ed ho frequentato il sistema scolastico cattolico in Gran Bretagna – sebbene non sono sicuro che la formalità della religione mi abbia aiutato a formare la mia relazione con la società, ma probabilmente lo ha fatto. Tutti questi fattori hanno in qualche modo influenzato il modo in cui io lavoro. Quando ero adolescente ho fotografato uno sciopero degli scaricatori di porto di Liverpool e ciò mi ha introdotto alle relazioni di potere nella società ed alla “responsabilità” del fotografo. Questo è sicuramente solo un punto di vista perché la fotografia può essere usata per altre cose, ma è la sua natura sorprendente di portare testimonianza alla storia/vita e allo stesso tempo di trasformare ciò che cattura in qualcosa di potente a renderla uno strumento estremamente potente per esplorare l’umanità.

Come hai sviluppato la passione per la fotografia?

Ho sviluppato la passione per la fotografia da piccolo quando una mia zia canadese mi inviava foto da tutto il mondo. Lei lavorava come fotografa nel campo della pubblicità negli anni ’80. Mio padre mi comprò una macchina fotografica quando ero adolescente perché non amavo molto la scuola e mi iscrissi ad un corso serale al college dove ho imparato a fare qualcosa di nuovo – la fotografia. Poco dopo ho stampato la mia prima immagine e sono rimasto ammaliato dal mistero della fotografia, mi offriva la possibilità di comprendere cosa volevo dal mondo. Da quel punto in avanti sono diventato schiavo di esplorare con la macchina fotografica.

Che fotoreportage hai realizzato? Qual è il tuo preferito? Perché?

Ho capito da piccolo che la fotografia non è dove si va o quanto lontani da casa si è. Un giornalista una volta mi disse “Scava dove sei” e penso che sia un gran consiglio per uno storyteller serio. La fotografia per me è vicina alla poesia e mi fa capire che c’è una bellezza latente e del mistero nelle piccole cose di tutti i giorni, le cose normali: una persona attraverso il finestrino di un autobus, un albero che lotta per crescere nel centro città, la gente che si dà la mano per strada…sono tutte cose normali, ma sono momenti preziosi e la macchina fotografica può aiutare ad illuminare e rivelare questi momenti. Per questo le mie storie fotografiche preferite sono quelle più vicine a casa. Recentemente ho sviluppato la storia di un uomo che tiene gli uccelli nel giardino comunale di Liverpool, e ciò mi dice di più sull’umanità rispetto a qualunque altra cosa che ho fatto.

Qual è il paese più povero che hai visitato?

La povertà è relativa, non è vero?  Il Nicaragua è assolutamente povero. La loro profonda povertà infrastrutturale deriva dalla Guerra sostenuta dagli Stati Uniti negli anni ’80.

Consideri il tuo lavoro come una missione?

No, non lo considero una missione, ma come qualcosa di cui non potrei fare a meno. Questa è una domanda difficile. Mi piace fare foto e ciò mi dà piacere e curiosità in eguale misura. Mi piace raccontare storie attraverso le fotografie ma sono anche felice di godere delle foto proprio perché sono belle in sé. La mia vita è la missione, la fotografia è solo una parte di essa. Credo che a volte bisogna posare la macchina fotografica e fare altro se si vogliono fare buone fotografie.

Quale città/paese/situazione ti piacerebbe fotografare? Perché?

Sono molti i posti dove vorrei andare, ma ho una gran voglia di andare in Giappone. Ho letto molta letteratura giapponese e sono eccitato dalla possibilità di realizzare un progetto lì. Mi piacerebbe molto anche andare in Siria. Ho voglia di affondare i denti in un progetto a lungo termine ma penso che non si possa scegliere ciò in maniera così semplice. Preferisco concentrarmi su più  lavori, vedere dopo come si sviluppano e se qualcuno di questi inizia a prendere la forma di un progetto a lungo termine. Sto lavorando a diversi progetti sull’umanità e la natura in Gran Bretagna, vicino casa. Meno tempo perdo a pensare cosa mettere nella valigia, più tempo ho per guardarmi attorno, parlare alla gente, ascoltare e fare foto. In più ho paura di volare!

Diego Bonomo

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