Pubblicato il: 27 Aprile, 2010

[Ciclo autori italiani] L’imbalsamatore

Se è vero che il nome del Matteo Garrone è ormai legato indissolubilmente al successo commerciale del film “Gomorra”, è altrettanto vero che il quarantaduenne regista romano aveva già ampiamente dimostrato la sua bravura nel 2002 con “L’imbalsamatore”, film meno noto al grande pubblico nonostante i numerosi premi vinti in Italia.

“L’imbalsamatore” è un noir ispirato ad un fatto realmente accaduto che vide l’uccisione di un tassidermista omosessuale da parte del suo amante sul finire degli anni Ottanta a Roma.

Nel libero adattamento di Garrone, Peppino Profeta è un imbalsamatore di bassa statura attratto da Valerio, ragazzo di bell’aspetto che si appassiona alla tassidermia e comincia a fare praticantato nel suo studio. Quando Valerio incontra Debora, l’affetto di Peppino si trasforma in una gelosia ossessiva che arriverà a mettere in pericolo la vita dei due giovani.

La bravura di Garrone risiede per buona parte nella costruzione dei personaggi e del loro profilo psicologico, in particolare quello di Peppino: lo spettatore è continuamente disorientato dai suoi comportamenti, dall’ambiguità dei suoi gesti e delle sue parole, dall’inquietudine che traspare dai suoi occhi.

Ma forse l’aspetto più importante del film è il modo in cui il regista riesce a trasportarci negli ambienti malavitosi della camorra: una camorra che c’è, esiste, si percepisce e si respira in ogni battuta, in ogni sguardo, in ogni inquadratura di quelle mostruose e degradate costruzioni abusive in riva al mare. Una camorra che rimane sullo sfondo, quasi invisibile, ma che riesce a invadere con forza tutta la scena, diventando protagonista silente dell’intera storia.

Una storia cupa e oscura, un film importante, girato in maniera magistrale da un regista che è un valido esempio di come il cinema italiano riesca ancora a dimostrare il proprio valore ogniqualvolta rifugge dalle facili imitazioni e dalle banali logiche di profitto che oggi – purtroppo, quasi unicamente – governano le sue dinamiche.

Aldo Nicodemi

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