Pubblicato il: 4 Giugno, 2010

[Ciclo cinema cittadini] Sala Paradiso o cinema Recupero di Catania

Il cinema Recupero di Catania si trova in via Duca degli Abruzzi e la sua storia è diversa dagli altri cinema cittadini: il Recupero non fa parte di nessun circuito cinematografico, è un cinema indipendente a gestione familiare, dunque è fuori dalle strategie economiche del mondo cinematografico. Roberto Trovato è proprietario, gestore e proiezionista del cinema e, fin da bambino, lavorava in cabina con i carboncini e mai avrebbe voluto lasciare quel posto. Lui vive di cinema e mi dice con sguardo serio: “se dovessi tagliarmi una vena non uscirebbe sangue, ma pellicola”. È lui che mi racconta la storia del Recupero.

Il cinema fu costruito da mio nonno nel 1952 e aprì il 24 dicembre di quell’anno. Purtroppo  mio nonno non riuscì a godersi la sua creatura perché nel ‘58 morì e così passò a mio padre che non se ne occupò con particolare amore perché non aveva il cinema nelle vene. Nel luglio del 1983 il cinema chiuse per una serie di motivi: le nuove, severe leggi sulla sicurezza, la novità delle reti private, la televisione a colori. Uno dietro l’altro i cinema di Catania chiudevano i battenti. Ci furono cinema che riaprirono subito, come il Lo Po’ dopo sei mesi, l’Odeon dopo un anno e mezzo, l’Excelsior dopo due anni. Il Recupero riaprì solo nel 2000, perché la crisi divenne più profonda e alcuni non riuscirono a superarla. Inoltre ci fu una svolta poco visibile ma determinante: mentre i gestori dei cinema si muovevano con difficoltà nella crisi finanziaria, i noleggiatori cominciarono ad acquisire i cinema e a rimetterli in sesto, piazzando però i loro film. Cominciò così una collaborazione tra gestori e noleggiatori poco favorevole allo spettatore: inizialmente pensarono di poter guadagnare sia dal noleggio che dalla gestione e dunque, lo spettatore era tenuto in considerazione, in seguito invece, puntarono esclusivamente sul noleggio a discapito dello spettatore; scegliendo dunque i propri film e investendo in tecnologia, entrarono nelle logiche dei circuiti cinematografici dove al primo posto stanno le crudeli “leggi” economiche che spesso e volentieri penalizzano film di nicchia e cinema indipendenti, appunto. Con forza, determinazione e follia, ho ricostruito il cinema, facendo sette sale (e l’arena nel retro) e alzandolo su tre piani. Nonostante le pesanti difficoltà economiche e burocratiche sono riuscito nell’impresa, in cinque anni. Oggi mi ritrovo a poterne utilizzare due per ragioni molto semplici: la prima è che il costo dell’energia per luci e aria condizionata è troppo elevato e l’affluenza di pubblico non è tale da poter coprire queste spese; la seconda è che il mio cinema si trova troppo vicino al Capitol e all’Alfieri e dunque loro non mi danno spazio di programmazione: in sostanza i film che noi possiamo fare sono quelli che loro non vogliono o quelli che smontano dalle loro sale. Questo perché il mio cinema è indipendente e dunque i film che richiamano il grande pubblico sono garantiti solo alle sale che rientrano nella gestione di un circuito (Circuito Cinema per esempio), non alla mia. I film che arrivano nella mia sala sono film di coda che attirano una piccola fetta di pubblico, quindi incassare trentamila euro con un film è una cosa, incassarli in un anno è un’altra cosa. La mia forza sta nella proprietà del cinema. Questo cinema è mio, non ho spese di affitto e personale da stipendiare. Io resterò qui fino alla fine e non cederò mai la gestione del mio cinema come mi hanno già chiesto. Sopra ho una sala di millecinquecento  posti con una profondità di 35 metri, bellissima, nuova. Dovesse essere l’ultima cosa che faccio, io la aprirò al pubblico.”

Il cinema Recupero dall’esterno non ha un bell’aspetto, ma nasconde un tesoro potenzialmente eccezionale: una sala enorme e bellissima. Sembra paradossale, ma mancano solo i film per farla vivere, i film giusti. È dura la vita di un cinema indipendente, fuori è una giungla, ma Roberto Trovato non si perde d’animo, il cinema è la sua vita e con una ripetitività rassicurante entra ed esce dalla cabina, dove riavvolge l’intero film su una grande bobina. Non è previsto l’intervallo: cinema no stop.

Elena Minissale

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