Pubblicato il: 27 Maggio, 2010

Colonia, easy to go

Volando low cost Düsseldorf è la scelta più comoda, ma l’esperienza di un paio di notti presso l’aeroporto di Francoforte Hahn per il remake nostrano di The Terminal ha il suo fascino.

Inutile andare a Francoforte città dato che l’aeroporto è sulla strada per Colonia e Bonn. Di fronte al terminale c’è un albergo dai prezzi modici, ma in molti sembrano subire il fascino del pavimento e del rullo delle valigie, dell’odore dei bretzel del chioschetto all’uscita e delle goliardiche abluzioni presso i bagni.

Alla mattina molti sonnambuli si dirigono verso la fermata degli autobus portandosi dietro il proprio fardello di occhiaie, mal di schiena e qualche aneddoto da snocciolare.

Colonia si lascia vedere. Subito fuori dalla stazione la cattedrale, il Duomo di San Pietro e Maria – o in teutonico stretto la Hohe Domkirche St. Peter und Maria – con la sua imponente facciata scura e le guglie che si scopre essere le seconde di tedeschia per altezza, le terze nel mondo.

Qui è tutto grande. Il wurstel, gli ostelli (c’è il più grande di tutta la Germania sulla sponda destra del Reno), le pance dei camerieri che ti servono stinchi enormi presso il mitico locale “Fruh am Dom” che è grande pure lui con i suoi tre piani e i suoi mille anfratti stipati di persone. Paradossalmente a esser piccole sono le birre, le Kölsch che vengono servite in bicchieri stretti da 0,20 cl e che ti inducono alla tentazione in continuazione. Ma con una grande chiesa anche l’assoluzione sarà proporzionale, e l’allegria caciarona di certi soggetti che inneggiano all’orgoglio neandertaliano di Germania ne è la riprova. Siamo pur sempre nella città del carnevale con tanto di museo dedicato. E per i casi più  disperati si può sempre decidere di salire fino in cima alle torri per smaltire e pentirsi. La vista dall’alto comunque ripaga.

Per il resto è chiese. Ovunque. Scoprirle girovagando senza senso lasciandosi guidare dai cartelli dislocati per la città rivela scorci ignorati dagli itinerari consueti. Barbarossa Platz che è un mondo irredento a sé, ma dal comune affascinante degrado post aperitivo prolungato, ad esempio. O le botteghe di senape e mostarda dove non mancheranno mai anche le confetture. Il dolce e l’amaro per abituarsi a quello che c’è lì fuori.

Viene facile. Come andare al museo della cioccolata e scoprirlo con noia per poi fuggire lungo il Reno ed essere travolti dai tifosi dell’Hockey. Specie quando si va in occasione del campionato del mondo. E allora diventa tutto ancora più grande. I tifosi. Le loro magliette. Le bandiere. Le casse di birra che trasportano a spalla. Gli stinchi. Ma l’assoluzione non tarda ad arrivare. Si beve un’altra Kölsch sul sagrato dell’ennesima chiesa e si va. Viene facile.

Luca Colnaghi

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