Pubblicato il: 3 Marzo, 2010

Come faremmo senza di voi?

Il corteo, non molto numeroso ma vivace e allegro, inizia a farsi sentire in Corso Sicilia verso le 17.30 e poco dopo arriva in Piazza Stesicoro. Siamo a Catania, l’1 Marzo, e nell’ambito di una manifestazione internazionale anche qui si è tenuto un momento di riflessione, promosso da vari enti catanesi e anche dal sindacato dei Cobas, sul ruolo e sull’importanza dei migranti stranieri nel nostro paese. Ci viene spiegato che oggi più che mai, in un momento particolare in cui il governo con le sue azioni e le sue parole non fa altro che incoraggiare sospetto e violenza contro gli immigrati, è necessario che stranieri e italiani scendano in piazza fianco a fianco. Si insiste specialmente su questo punto, poiché gli immigrati non devono restare una casta isolata che deve difendere da sola i propri diritti, dobbiamo esserci noi insieme a loro per difendere quelli che sono i diritti di tutti.

In Sicilia la manifestazione è partita da Cassibile, in provincia di Siracusa, dove nel ’68 fu ucciso il bracciante Angelo Sigona durante le proteste contro le disumane condizioni di lavoro nelle aziende agricole. La situazione oggi è cambiata solo nelle vittime: adesso sono soprattutto gli immigrati a essere costretti a lavorare quasi come schiavi. Basti pensare a quello che è successo di recente a Rosarno, con una caccia all’uomo di stampo quasi medievale.

Il senso ultimo della manifestazione dell’1 Marzo è quella di far capire cosa succederebbe se gli immigrati si fermassero, se non svolgessero più i loro lavori. Il senso ultimo è far capire che, per quanto possano parlare i fieri portatori del vessillo di Pontida, la nostra economia gira anche grazie ai migranti, e che per noi sarebbe solo un vantaggio, umano, sociale ed economico, far sì che l’integrazione avvenga facilmente e su tutti i livelli. Si sa, si teme quello che non si conosce, e manifestazioni come questa ci aiutano a familiarizzare con chi, in fin dei conti, è diverso da noi solo per il luogo di nascita. Sicilia, Marocco, Senegal, Cina…che cambia?

Tomas Mascali

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