Pubblicato il: 21 novembre, 2010

Come raccontare il Monastero?

Come raccontare il monasteroÈ giunto alla quarta edizione il concorso indetto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania “Raccontare il Monastero”, da quest’anno aperto anche agli studenti di Lingue. Il primo premio della sezione narrativa è andato a Roberto Zito con il racconto “Odori e Frammenti”, per la sezione fotografica è stata premiata Gabriella Adele Guastella, mentre la sezione audiovisiva non ha trovato nessun vincitore. A tal proposito Serena Ciranna, ideatrice del concorso e membro della giuria, ha spiegato: «Non è stato possibile individuare un candidato che meritasse il premio e la partecipazione è stata veramente bassa come numero. La decisione è nata come sempre da una consultazione dei membri della giuria che hanno rilevato dei difetti di carattere soprattutto tecnico e hanno valutato in generale il risultato finale non adeguato. Penso che questo sia avvenuto perché era la prima edizione in cui sperimentavamo la sezione audiovisiva. L’anno prossimo daremo più tempo per partecipare». La giuria ha inoltre deciso di conferire un secondo premio in ex aequo ai racconti “Il nespolo” di Roberto Sammito e “Lu grandi Allianatu” di Giuseppe Coniglione.

Durante la premiazione, la compagnia teatrale “Gesticolando” ha interpretato alcuni estratti dei racconti vincitori, dando così voce a diversi modi di raccontare il monastero: attraverso il dialetto, attraverso il lavoro, attraverso le percezioni uditive e olfattive, attraverso l’Amore che, come fa notare la giornalista Elvira Seminara, traccia una “mappa sentimentale” all’interno di un luogo, il Monastero dei Benedettini appunto, che fa da palco e da sfondo alle vicende raccontate.

Abbiamo intervistato l’autore del racconto vincitore, Roberto Zito, promettente appassionato di cinema, blogger e sporadico giornalista. “Odori e Frammenti” colpisce per l’originalità dell’idea alla base del brano, ossia raccontare le sensazioni di un non vedente che visita il Monastero e per la sensibilità e la semplicità con la quale l’autore è stato capace di calarsi in una condizione, quella del non vedente, che non gli appartiene.

Questa è stata la tua seconda partecipazione al concorso: di cosa parlava il racconto precedente (classificato terzo nel 2008) e come mai pensi che sia piaciuto di più quello nuovo?

«Il mio primo racconto era ambientato nel Monastero durante gli scontri avvenuti allo stadio Cibali nel Febbraio 2008, quando morì l’ispettore Raciti, si configurava più come una lunga riflessione sul rapporto tra la città ed il Monastero. È piaciuto più questo perché si tratta innanzitutto di un racconto, non è una divagazione soggettiva, anzi in realtà non è nemmeno di ispirazione autobiografica».

Sia tu che il secondo classificato Roberto Sammito nonché la vincitrice della scorsa edizione, Luisa Santangelo, siete collaboratori del webize universitario Step1. Così si è arrivati a dire che “Step 1 sforna talenti” in un articolo apparso di recente. Ma qual è stato esattamente l’apporto di Step 1 nella tua formazione come scrittore?

«Beh…più che un contributo, Step1 è stato una vetrina dove finalmente ho avuto la possibilità di essere letto da molti e la mia autostima sicuramente è cresciuta».

Da dove è nata l’idea per il tuo racconto? È stato difficile immedesimarsi in un cieco e raccontarne le percezioni?

«L’idea è nata da un fatto totalmente casuale cui ho assistito, anche se durante il servizio civile svolto lo scorso anno ho avuto modo di entrare in contatto con il mondo dei non vedenti e ho scoperto la loro sensibilità, che noi non avremo mai. Prima di scrivere il racconto sono stato molte volte al Museo Tattile di via Etnea, che tutti dovrebbero visitare. Quello che mi ha colpito di più è il “bar al buio”, un locale fatto appositamente per i vedenti, per fare capire loro come un cieco percepisca l’ambiente circostante».

Come mai nel tuo racconto hai scritto che Dicembre è il mese migliore per innamorarsi?

«Semplicemente per giocare con una citazione, riprendere una frase del racconto che vinse nel 2007, “L’abbandono e la polvere nera” di Maria Serena Maiorana nel quale si diceva che Maggio è il mese migliore per innamorarsi.»

Ornella Balsamo

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