Pubblicato il: 27 febbraio, 2012

Contratto unico? No, grazie

ilnostrotempoèadessoC’è un leit motiv che accompagna le proteste dei precari, le manifestazioni degli studenti in piazza, i gesti eclatanti dei disoccupati e spesso anche delle loro famiglie: la necessità di far sentire la propria voce per una giusta riforma sul mondo del lavoro, dopo mesi- se non anni- di attesa, di silenzi, di frasi di rito, in bilico tra speranza e amara rassegnazione. Con l’insediamento del governo Monti questa necessità è diventata sempre più pressante ed urgente, in un periodo di forte crisi e recessione, segnato da un tasso di disoccupazione giovanile ormai al 31%. La risposta a tali richieste è arrivata dal premier e dal ministro del lavoro Elsa Fornero: la riforma ci sarà. Entro marzo si troverà una soluzione al precariato, si colmerà il profondo divario tra chi è privilegiato e ipertutelato; si affronteranno anche le tematiche legate alla flessibilità in entrata per i più giovani e agli ammortizzatori sociali, almeno secondo quanto più volte dichiarato. Ma in che modo? Le diverse proposte formulate finora e su cui si discute hanno in comune il cosiddetto “contratto unico”: ossia, tutti assunti a tempo indeterminato, ma articolo 18- ciò che nello statuto dei lavoratori impedisce i licenziamenti senza giusta causa e regola il reintegro nel posto di lavoro nel caso questo avvenisse- non più applicabile. Per tre anni, o magari per sempre: le bozze elaborate per il governo prevedono indennità e risarcimenti, ma anche una revisione di questo articolo. Il licenziamento è possibile, non c’è ingiusta causa che tenga. Il datore di lavoro, per “motivi organizzativi, tecnici ed economici” può scegliere di mandare a casa un proprio dipendente. Qual è allora la differenza con i contratti a tempo determinato di oggi? Dov’è l’innovazione risolutiva tra un contratto che non viene rinnovato e uno che può essere rescisso in qualsiasi momento? Se l’è chiesto il comitato “Il nostro tempo è adesso” già promotore, tra l’altro, della manifestazione “Il tempo non aspetta”, svoltasi il 9 aprile 2011, che riunì a Roma migliaia di precari. “Il governo sta facendo avanti ed indietro con proposte che cambiano di giorno in giorno. Noi abbiamo espresso una valutazione molto negativa sulla proposta Ichino, che permette  l’abolizione dell’articolo 18 a vita.” – mi spiega Francesco Vitucci.- “Il rimedio alla precarietà sembra essere quello di creare un contratto con qualche tutela in più, ma eliminando ciò che differenzia chi ha un contratto a tempo indeterminato da chi è precario: l’articolo 18. Invece di portare i precari verso una situazione di stabilità, si tende così a far arrivare tutti alla stessa incerta condizione.  E’un finto contratto a tempo indeterminato.” Alcuni esponenti del comitato si sono riuniti, lo scorso 8 febbraio, di fronte al Ministero del lavoro per chiedere un incontro chiarificatore. Con lo slogan “Monotonia portami via (dalla precarietà)”- un ironico richiamo all’affermazione del premier Monti, fatta durante la trasmissione televisiva Matrix, sulla presunta monotonia del posto fisso- la delegazione è stata ricevuta dalla Dott.ssa Mancini, dirigente del ministero. Com’è andata? “ In questa delegazione c’eravamo io e un’altra ragazza, Teresa di Martino”- mi racconta Vitucci.- “Abbiamo portato le nostre dieci proposte per la riforma del mercato del lavoro, e abbiamo inoltre chiesto il loro progetto: sia perché le notizie cambiano di giorno in giorno, sia perché per noi è allucinante che, su una materia così sensibile, non ci sia nulla di chiaro. Ci hanno confermato che non c’è ancora alcun progetto: una cosa ridicola, sicuramente un piano esiste, è che non vogliono dirlo. Noi abbiamo paura che venga imposto un disegno di legge in tempi stretti, in modo che poi non si possa più modificare. L’obiettivo sembra essere questo: contratto unico, se non qualcosa di peggio.” Monti e la Fornero hanno palesato però, più volte, la volontà di combattere questa piaga sociale che il precariato rappresenta. “Lo speriamo anche noi”– risponde Vitucci.- “Bisogna poi capire se la metodologia è davvero efficace nel risolverla.”

Quali potrebbero essere le soluzioni? “Togliere forme contrattuali atipiche ed estendere gli ammortizzatori sociali, per esempio. Abbiamo bisogno di politiche attive a favore dell’occupazione. Deve esistere il dialogo con i sindacati”. E com’è la partecipazione alle vostre iniziative da parte dei lavoratori? “Molto forte. In tanti ci hanno chiesto di andare avanti, pur non esponendosi in prima persona: la lotta per i precari, spesso, è pericolosa e difficile. Ci sono stati dei contatti telematici anche da chi ha un posto fisso: per esprimere solidarietà, oppure critiche”.

Progetti per il futuro? “Aspettiamo con trepidazione questa riforma”– conclude Vitucci.- “Nonostante il nuovo governo sia costituito da tecnici, le battute scherzose continuano. Dovrebbero capire che quello del lavoro è un argomento serio. Leggeremo attentamente la loro proposta e la valuteremo. E da lì si vedrà.”

Mariangela Celiberti

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