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Cultura: bene necessario o optional?

29 ottobre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

cultura-libri-aperti“Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite” scriveva Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese del ventesimo secolo, esprimendo la necessità della cultura come unico modo per capire le reali intenzioni da parte di chi ci governa. La cultura vista, quindi, non come lo sfoggio di conoscenze possedute viste da taluni a volte solo come superflue, ma come uno strumento fondamentale per orientarci nel mondo spesso ingannevole della politica e della società che ci sta intorno. E, se da un lato lo stato italiano impone l’istruzione obbligatoria fino ai 16 anni, dall’altro, analizzando la mentalità comune, ci rendiamo conto del fatto che non tutti sono tutt’ora convinti dell’utilità della cultura nella vita quotidiana. Basti pensare che ciò che è, per antonomasia (o almeno dovrebbe essere) il tempio della cultura, il liceo, è spesso visto in maniera negativa: una scuola che vende un pezzo di carta che spesso non si aggiudica nemmeno il nome di “diploma” ma solo quello di “attestato”, in cambio dello studio matto e disperatissimo di riflessioni e lingue oramai “morte”. Ma si può davvero considerare la cultura come qualcosa di superfluo o addirittura inutile? Ed è vero che il classico “sempliciotto”, colui che, magari in tempi più remoti di questo, la scuola l’ha frequentata tra si e no vive in maniera più felice e spensierata? Beh, forse si: d’altronde, quando non si possiedono gli strumenti per capire la situazione economica e politica di un paese in crisi, è impossibile avere una percezione corretta della crisi mondiale che ci circonda: è più facile chiudere gli occhi di fronte ai problemi, ma di certo questo non ci aiuterà a debellarli. Oltre al fatto che l’assenza di cultura ci taglia immediatamente fuori dalla società, non ci fornisce gli strumenti per entrare in contatto con essa: come possiamo inserirci in un dibattito di politica, o di economia, intrattenuto anche solo tra parenti durante una cena se non abbiamo la possibilità di capire a fondo la materia di cui si parla? È proprio questo il punto: la cultura è tutt’altro che accessoria, essa fornisce la chiave, lo strumento attraverso il quale integrarsi nella società ed agire consapevolmente su di essa. Una maggiore conoscenza di ciò che ci circonda non può che renderci più vigili ed attenti: cambia il nostro punto di vista, mostrandoci le cose in maniera più chiara e mettendoci di fronte a scelte più consapevoli. Senza cultura, non ci può essere progresso: si finirebbe per regredire ad un’epoca di ignoranza e di superstizione, quando l’uomo credeva nei miti di mostri sovrannaturali inesistenti che temeva profondamente. Questa è anche la testimonianza di come la cultura migliori il nostro tenore di vita: le paure irrazionali che attanagliavano quotidianamente i nostri avi oggi non sono che il ricordo di un passato che ci fa quasi ridere. Quindi, è ora di aprire occhi e menti alla cultura: perché senza di essa è impossibile agire consapevolmente.

Sara Servadei

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