Pubblicato il: 21 Luglio, 2009

D’Alema e gli “ingredienti di Nazismo”

Massimo D'AlemaL’Assemblea annuale del “Centro per la Riforma dello Stato” è sempre un’occasione di bilanci. Quest’anno lo ricordava anche il titolo dei lavori, tenutisi il 3 Luglio alla Sala del Refettorio della Camera dei Deputati: “Dopo la Seconda Repubblica, per un’alternativa di sistema politico”. Un bilancio e una speranza, in realtà. Oltre l’orizzonte della “Seconda Repubblica”, i soci di questa storica istituzione della sinistra vorrebbero vedere la fine di un’epoca e il tramonto dell’egemonia del centrodestra nella società italiana. Le macerie sono ancora lì, riflesse sui volti stanchi e attempati di uomini come Pietro Ingrao e Mario Tronti. Così è accaduto che, pur fra volenterosi relatori, la riunione sia scivolata via senza spunti importanti, restituendoci i connotati di un’area politica confusa e senza idee. L’unico intervento di rilievo l’ha pronunciato un ‘giovane’, non più giovane: Massimo D’Alema. L’ormai sessantenne parlamentare, autoproclamatosi memoria storica della sinistra italiana, si è cimentato in una faticosa analisi comparativa, di carattere storico-politico: dalla constatazione che la fine dell’egemonia liberista starebbe sfociando a sinistra in gran parte del mondo, è giunto ad affermare che in Europa sembrerebbe prevalere la risposta di una nuova destra populista e nazionalista, analogamente a quanto avvenne dopo il 1929, col New Deal da un lato e il nazionalismo dall’altro. Da qui, la profetica conclusione: “Non voglio dire che siamo al nazismo, ma molti ingredienti sono simili”. Da buon ex comunista d’ascendenza togliattiana, D’Alema è un appassionato di Storia. Quando parla di “fase estrema del berlusconismo”, la sua figura, sbiadita e screditata, ricorda i vecchi notabili liberali alla vigilia della “Marcia su Roma”. Se lui ha tentato di ‘integrare’ quello che oggi chiama, con disprezzo, “berlusconismo”, anche Bonomi e Facta avevano trattato con Mussolini, sperando di costituzionalizzare il fascismo e di renderlo un docile elemento del sistema. Pur con le sue specificità, tuttavia, anche in Italia il fascismo era parte di un fenomeno di respiro europeo, nato ben prima della crisi del ’29, quale prodotto delle conseguenze economiche, sociali e culturali della “Grande guerra” e destinato a diffondersi, per la sua vocazione imperialistica, in tutta l’Europa continentale. La crisi del ‘29 ha certamente determinato un punto di rottura nel fragile equilibrio interno dei paesi vinti, aggravando le loro condizioni socio- economiche e favorendo il crollo della democrazia in Germania e in Austria. Le tendenze che hanno prodotto il nazismo tedesco e gli altri fascismi in Europa sono però figlie della prima guerra mondiale, e si erano già espresse con chiarezza in Italia. La crisi del ’29 è stata un tardivo elemento propulsore di tali matrici, un puro fattore accessorio. L’analogia è suggestiva, ma non funziona. Forse è meglio che l’On. D’Alema molli un po’ i libri e torni fra il popolo, ammesso che il termine non gli faccia specie.

Enrico Sciuto

Leave a Reply