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Da telebabbei a telenababbi

Già da alcuni anni in Italia impazza la moda dei reality show ed i risultati registrati dall’auditel ne dimostrano il gradimento del pubblico. Le emittenti televisive spendono ingenti somme per l’acquisizione di nuovi format e spesso li ripropongono per svariate edizioni. Gli sponsor ne riconoscono il successo in termini di spettatori ed a loro volta investono cifre da capogiro per donare trenta secondi di visibilità ai prodotti collocati sul mercato. Si innesca così un circolo vizioso che genera introiti nell’ordine di miliardi e pare destinato a lunga vita. Quel che è peggio è che a farne le spese sono gli utenti del mezzo televisivo che trascorrono ore davanti ai teleschermi ad ammirare le gesta – si fa per dire – di telebabbei di 20, 30 e 40 anni che, nonostante i diversi lustri sulle spalle, si comportano come adolescenti dagli ormoni impazziti e si lasciano chiamare “ragazzi“. A ben vedere, forse, quella vecchia volpe di Padoa Schioppa non aveva poi detto una sciocchezza parlando di bamboccioni… E’ pur vero che, se la sua freccetta fosse stata indirizzata fin da subito verso il bersaglio corretto, sarebbe stato indubbiamente meglio. Questi idoli “usa e getta” dello show biz, infatti, dopo aver dato il peggio di loro stessi in eurovisione, iniziano – al contrario degli italiani medi cui egli faceva riferimento – ad intascare cospicue somme di denaro presenziando nei locali e nelle discoteche sparse sul territorio nazionale, senza tuttavia dare dimostrazione di alcuna capacità artistica, sovvertendo pertanto ogni principio di meritocrazia. Alcuni sostengono che neppure il nucleo dei RIS sarebbe in grado di scovare prove attendibili di “attività cerebrale impegnata” nelle scatole craniche di questi soggetti, pertanto viene da chiedersi come sia possibile il loro processo di arricchimento. Evidentemente, anche le menti di coloro i quali garantiscono la sopravvivenza di questo meccanismo economico operano in modalità stand-by. L’unica soluzione per scongiurare nuove ondate di telecitrulli consiste, quindi, nel rivedere le calibrature dei nostri orologi al fine di garantire a chicchessia – per la gioia del compianto Andy Warhol – non più di 15 minuti di celebrità.

Andrea Bonfiglio