Pubblicato il: 18 novembre, 2011

Digitalizzazione della Biblioteca Vaticana

biblioteca-vaticana1-    Conservare un patrimonio librario di inestimabile valore da un lento deterioramento o addirittura dalla distruzione.

2-    Valorizzarlo eliminando la patina del tempo dai suoi manoscritti e rendendolo “al passo coi tempi”.

3-    Divulgarlo via web per consentire a tutti una facile consultazione.

Questi i 3 ambiziosi obiettivi della Biblioteca Apostolica Vaticana che dal 2010 e per tutto il prossimo decennio ha intrapreso l’epocale opera di digitalizzazione dei circa 80.000 manoscritti che custodisce.

Digitalizzare un manoscritto, una pergamena o un libro significa convertirlo in un formato digitale ad alta definizione.

L’intera operazione si articola in varie fasi di lavoro:

Prima fase: acquisizione. Per poter conservare e trasmettere alle future generazioni l’immenso patrimonio culturale racchiuso in ogni prezioso manoscritto o semplice libro della Biblioteca Vaticana, gli esperti devono procedere per prima cosa all’acquisizione delle immagini ad alta risoluzione di ciascuna pagina, copertina, dorso, rilegatura, segnatura.

Per fare ciò la Biblioteca si è affidata ad una serie di tecnologie avanzatissime e ai massimi esperti del settore che operano con rispetto e cura assoluta del patrimonio inestimabile che hanno tra le mani. Ovvio che questa operazione comporta comunque dei rischi, soprattutto per i codici più antichi che spesso sono stati e saranno fotografati venendo aperti solo fino a 90 gradi.

Seconda fase: archiviazione. Una volta digitalizzato il documento, si pone il problema di archiviarlo correttamente. I dati ricavati vengono immagazzinati su supporti digitali adeguati, studiati e selezionati dagli addetti ai lavori perché possano garantire alla copia digitale, appena creata ma dalla storia millenaria, ampia sicurezza e stabilità nel tempo. Questa operazione ha richiesto un grande impegno, soprattutto nell’individuazione del miglior formato attraverso il quale conservare i dati raccolti. Il Fits, Flexible Image Transport System, è il formato standard che è stato scelto: elaborato niente meno che dalla NASA quasi 40 fa è ancora oggi usato per la conservazione delle immagini delle missioni spaziali.

Terza fase: divulgazione. Avere a disposizione un tesoro come quello rappresentato dai testi vaticani e non potervi accedere per motivi di tempo, spazio o disponibilità economica rende vana l’operazione che i monaci amanuensi affrontarono secoli orsono per garantire all’umanità la conoscenza di testi preziosi.

Proprio per evitare che tale patrimonio, pur magari esistendo ancora materialmente, vada perduto perché dimenticato, si provvederà a renderlo accessibile via web.

I vantaggi che tale opera di digitalizzazione garantisce ai documenti stessi e ai loro fruitori sono indiscutibili. Prima di tutto essa consente una migliore conservazione dei manoscritti che, visibili sul web, saranno sottoposti in misura minore alla diretta consultazione. In secondo luogo assicura all’umanità una partecipazione diretta al patrimonio pressoché infinito di storia, letteratura, matematica, fisica, poesia, teologia e molto altro ancora che la Biblioteca Vaticana custodisce fin dai tempi antichi.

Secoli fa, per attuare un’analoga operazione di salvataggio e divulgazione dei testi, abbiamo visto all’opera centinaia di monaci copisti, ciascuno col suo testo, la sua pergamena vergine e una boccetta d’inchiostro. Oggi a questa immagine si sostituisce quella di macchinari, tecnologie e scienziati di altissimo livello che con il medesimo fine sfogliano le quasi 40 milioni di pagine della Biblioteca Vaticana per convertirle nei 45 milioni di miliardi di byte che viaggeranno sulla rete web, finalmente alla portata di tutti.

Giulia Segnalini

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