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Divorzio Democratico

Le dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico erano nell’aria già da tempo e l’ennesima debacle politica, rappresentata dalla sconfitta di Renato Soru alle elezioni regionali in Sardegna, è solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso pieno fino all’orlo di continue delusioni politiche e contrasti interni che hanno portato Veltroni a decidere di lasciare l’incarico dopo aver guidato il partito per 16 mesi.

Sembra lontanissimo quel 14 ottobre del 2007, quando l’ex sindaco di Roma, eletto a larga maggioranza segretario del Partito Democratico, illustrava le linee guida del programma politico, poi esposto in giro per l’Italia durante l’estenuante campagna elettorale per le elezioni politiche dell’aprile seguente. Sembra così vicino, invece, il giorno in cui il verdetto delle urne aveva imposto a Veltroni ed al neonato PD una profonda riflessione interna guidata dalla consapevolezza di aver sbagliato qualcosa e, forse, di aver sopravvalutato il proprio progetto. Poi erano seguiti altri insuccessi, le accuse di non fare vera opposizione al governo di Berlusconi, gli attriti con Di Pietro e poi il graduale e costante calo dei consensi fino ad oggi, quando ancora i numeri, ancora le urne, sanciscono senza se e senza ma che questo PD, con Veltroni alla guida, non funziona e non può andare lontano. Allora il segretario, alla luce di tutto ciò, sceglie di dimettersi oggi assumendosi le responsabilità per gli sbagli di ieri, affermando di aver preso questa importante decisione per il bene del partito e per non lasciare che il progetto si logori ulteriormente. Certo che, visto da un’altra prospettiva, l’impavido e coraggioso atto di lasciare il PD dopo aver perso in Sardegna, assomiglia un po’ al vile gesto del capitano che abbandona la nave quando questa sta per affondare nel bel mezzo di una bufera.

Ma non c’è tempo per le sentenze: ora per nel PD urge il bisogno di nominare qualcuno che coordini le operazioni fino all’elezione del nuovo segretario e siamo sicuri che al partito di pretendenti alla carica che scalpitano, sgomitano e che si contendono da mesi le redini del comando non ne mancano di certo; perché se è vero che le elezioni sarde hanno rappresentato per Veltroni il fallimento dell’ultima occasione utile per risollevare le sorti del PD, altrettanto vero è che, a prescindere dai risultati in Sardegna, la leadership di Veltroni era ormai seriamente insidiata e indebolita dal progressivo e costante emergere di “correnti”, fazioni e spaccature interne alla coalizione che senza dubbio hanno contribuito alla destabilizzazione di un partito già provato dalle ripetute sconfitte politiche. In ogni caso, che sia stato adatto o no a fare il leader, che egli stia abbandonando o meno una nave che affonda, Veltroni meritava forse dei risultati migliori, quantomeno per il lavoro svolto con lo spirito di abnegazione che lo ha sempre contraddistinto.

Aldo Nicodemi