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Dopo le visite ad Auschwitz, ecco i tour nei luoghi della crisi finanziaria

Per non dimenticare, come i tour organizzati nei campi di concentramento di Auschwitz e Mauthausen. Più probabilmente perché un vero businessman sa ricavare un utile anche dalla peggiore delle crisi. Il tutto ha il retrogusto bonario delle visite che vengono organizzate nei luoghi della Seconda Guerra Mondiale con tanto di manichini parlanti e animati. Plusvalore: questa volta gli attori sono veri e la storia raccontata non è poi così remota. È il Wall Street Experian’s Tour, gita nella celebre via della Grande Mela alla scoperta della culla della crisi finanziaria. L’idea è venuta guarda caso ad un (ex) trader finanziario della CBO. Oltre alle canoniche informazioni turistiche e al campionario di perle da sgranare per far brillare gli occhi a qualche giapponese di turno, il tariffario prevede il racconto (sofferto) degli eventi che hanno travolto AIG (AMERICAN INTERNATIONAL GROUP)  e Lehman Brothers. Per gli amanti dell’interattività – e per i più fermi sostenitori della SNAI e delle bische – si potrebbe persino rilanciare un gioco di simulazione: broker per un giorno. Punta tutto, all in. Perdi tutto. Tanto la dea della fortuna è cieca e qualche scossone all’economia fa sempre bene. In scena c’è uno dei protagonisti del crac finanziario. Idea è rivoluzionaria, remunerativa e, mi sia concesso, esorcizzante. Quel pizzico di cattivo gusto che gli americani chiamano innovazione. Del resto il museo della finanza c’era già. Non sto a disquisire sul fatto che sia sbagliato o meno. Non è la prima volta che si fa di un disastro un business. Immaginatevi però l’importazione di questo fenomeno e la sua applicazione a tappeto in Italia. Viaggio in Italia. Tour All inclusive nei luoghi della malasanità, ad esempio. O perché no, gita offerta alle famiglie dei maxilicenziamenti nei luoghi della tragedia. Certo oltre che a speculare sulla crisi, forse nel nostro Paese si dovrebbe pensare a rilanciare forme di turismo sostenibili. Nonostante i prezzi degli alberghi siano mediamente scesi nei primi sei mesi del 2009 del -12%, l’Italia resta il quarto Paese più caro secondo Ue Hotels.com. Peggio di noi solo Svizzera, Danimarca e Norvegia. Maglia nera a Venezia. Sulla scia Milano e Roma, Firenze invece risponde alla crisi con il calo maggiore dei prezzi arrivano ad un -20%. Uniche città italiane a mostrare forti segnali positivi sono state Siena e Rimini. Il solito ritornello del mito della riviera che non crolla mai. Se gli americani ne sanno una più del diavolo, l’Italia dovrebbe riscoprire la proverbiale arte di arrangiarsi. Questo non vuol dire importare certi tipi di tour, Dio ce ne scampi. Semplicemente rilanciare differenti forme di turismo. Non solo quella della Costa Smeralda e del Billionaire per giovani briatori. Sviluppare una coscienza ed un attenzione alle differenti forme di turismo che non si traducono necessariamente in un guadagno immediato, ma in una forma di fidelizzazione del turista che alla fine diventa un habitué. L’impressione troppo spesso è che ci si accontenti di avere il massimo del ricavo con il minore sforzo e il minore tempo possibile.

Luca Colnaghi