Pubblicato il: 31 Ottobre, 2008

Dove stiamo andando?

A spasso tra i dubbi, le notizie, i vicoli bui e gli spiragli di luce dei giovani universitari italiani. Libertà, Protesta, Occupazione. Queste sono le parole che sentiamo associare alla scuola degli ultimi giorni. Si sentono rumori e malumori, sentimenti antichi che riecheggiano nuovamente tra gli studenti e le aule italiane. Ma quanto sono fondate queste voci? Quanto le possiamo reputare vere, obiettive? Se vediamo la contesa, esasperatamente pubblicizzata, come appartenenti a un gruppo politico, posizione che purtroppo tutti indistintamente prendono, non avremo mai una visione vera e definita, una posizione realmente obiettiva. In questi giorni nel nostro ateneo si sono tenuti tanti momenti di dibattito e confronto organizzati dalle facoltà di lingue e letterature straniere e scienze politiche con l’autogestione prolungata dell’aula 1 del Monastero dei Benedettini, in cui si è dibattuto e sulle testate giornalistiche e riportato i discorsi politici degli ultimi giorni, creandone sempre di nuovi. Nel pomeriggio del 24 ottobre la facoltà di lingue ha indetto una Assemblea Cittadina con interventi da parte di esponenti di FLC CGIL, CISL Università, UIL Università, Nidil CGIL, nel corso del quale, con una forte componente politica, si è parlato del valore della cultura e riguardo i vari attacchi al sistema pubblico d’istruzione. In questa occasione si è chiesta a voce quasi unica: “che gli organi di governo dell’Ateneo comincino a decidere una linea alla luce dei nuovi provvedimenti dello stato, prevedendo forme di sensibilizzazione del mondo politico e civile del nostro territorio, nonché la sospensione delle lezioni per il 30 ottobre e il 14 novembre“. Ma, inutile nasconderlo, tante sono le idee e gli studenti sono divisi. La stragrande maggioranza di essi guardano ai grandi discorsi oratori di chi guida la protesta che è diretta contro il taglio ai fondi per le nostre università e la sua privatizzazione massimizzando queste tematiche, altri preferiscono non interessarsi, stare ai margini, per un loro “oscuro” motivo.

Chi è giovane oggi deve interessarsi a ciò che vive adesso condividendo o no, criticando o appoggiando, vedendo, con un informazione giusta e veritiera, il bene della propria comunità. Ed è proprio che il bene comune che ci deve condurre ad analizzare la situazione tornando al vero modo di fare politica: per essere obiettivi e intendere l’arte di governare come strumento di larghe vedute, al di là di ogni ideologia. Ragionando da “Studenti” e senza mezze misure: intervistando organizzatori e partecipando alle varie assemblee molti si saranno accorti dell’assenza di una imparzialità politica. Ricercando la vera situazione non tutti sanno che i fondi dal 2000 al 2007, per tutti i gradi di scuola della Sicilia, provengono direttamente dall’UE attraverso i piani P.O.R. (Piani Organizzativi Regionali) con i quali negli ultimi 7 anni sono stati fatti diversi passi avanti. La Regione Sicilia, ricordiamolo per quanto a volte questo non sia stato preso in considerazione come si doveva, è una regione a Statuto Speciale e si discosta per molte parti sociali da Roma. In risposta a questo proprio oggi (27 ottobre) il presidente della Regione Sicilia Lombardo, nell’occasione della festa del MPA, afferma le dovute distanze che il governo siciliano prende dagli “avvenimenti romani”. E a queste realtà come si risponde?

Oggi l’unica realtà percepibile è che i politici strumentalizzano i giovani e giovani strumentalizzano altri giovani. I veri problemi sono altri, problemi molto più grandi, indecenti e gravosi che ricadono inesorabili sulla nostra università: è inutile protestare per fondi che abbiamo davvero visto raramente e in esigua quantità, piuttosto sarebbe meglio focalizzare l’attenzione sull’assenza dello stato e delle istituzioni nella realtà regionale e nel campo della ricerca. L’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea a non finanziare alcun tipo di ricerca, data in mano esclusivamente a privati. Un altro punto di acceso dibattito è sicuramente la privatizzazione degli organi universitari. Partendo dal fatto che lo statuto speciale siciliano dovrebbe arginare questo movimento, alcuni giovani credono che la privatizzazione sia assolutamente deleteria per il valore culturale ed educativo dell’istruzione, che diventerebbe un “bene per pochi”. In opposizione si schierano quegli studenti che reputano, invece, l’università una vera scelta di vita e di dura selezione per la creazione di una solida società nel domani. E i docenti? Stanno in mezzo alle parti cercando l’imparzialità e invitando gli studenti a conoscere e a sentirsi liberi di dimostrare le loro convinzioni riguardo gli avvenimenti. Se si vuole essere il cambiamento nel mondo si deve vivere la realtà come cittadini di una società che richiede dai giovani una vera informazione, una equità e imparzialità ideologica in grado di discostarli da chi li manipola e li trasforma in massa (politici e altri giovani). Cercando di vivere e di ottenere il vero beneficio del nostro mondo, e creando così unanuova politica, un nuovo stato giusto con scuole che siano fucine di libertà e democrazia, come diceva, nel suo discorso sulla difesa della scuola nazionale l’11 febbraio 1950, Piero Calamandrei: “Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine.

Daniele Palumbo

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