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El Djablo: l’elogio della parola

Il poliedrico Roberto Morpurgo, artista milanese diviso fra cinema, radio, teatro, filosofia e letteratura, esordisce nella narrativa con un’opera che ha il merito di esaltare la parola. “El Djablo” – questo il titolo del libro edito da Puntoacapo Editrice – racconta una serie di vicende di ambientazione ispanica, episodi di terre lontane in cui ogni cosa, dal sole al mare, dal sogno alla verità, appare colossale. La sofferenza che impregna molte delle storie narrate, tuttavia, non soffoca un’ironia salvifica che emerge in tutta la sua esuberante nitidezza.

Roberto, come ha origine “El Djablo”?

Viaggiavo in treno di ritorno da Pescara a Milano quando fui stordito da un piccolo bagliore giallognolo, un riflesso che il sole si divertiva a comporre sul vetro polveroso dello scompartimento. Intuii che fosse una delle infinite manifestazioni di un Diavolo Buono, o almeno bonario. Quel lampo esemplare mi parve simile – o, più cautamente, non troppo dissimile – a una J: decisi così di redigerne la vicenda (che allora non mi fu subito chiara, e che solo più tardi il ricordo si degnò di palesarmi), e anzi di farne un libro. Due o tre anni prima avevo abbozzato un resoconto fantastico della fine dell’Impero Inca nella persona del suo ultimo Imperatore (Atahualpa) e l’idea di raccogliere in un libro altre fantasie spagnoleggianti mi dilettò a lungo, sino a quando il pur sonnecchiante lavoratore che purtroppo è in ognuno di noi non prese il sopravvento, e mi obbligò a compiere l’opera: altri direbbero forse: a svegliarmi. P.S.: tutti sanno – e proprio perciò è il caso di ribadirlo – che in spagnolo diavolo si scrive diablo, con la i: Djablo è un omaggio all’errore, e alla sua atavica e ormai epilogica bonarietà.

Venti racconti in cui la parola si muove tra verità e sorpresa, tra il reale e l’inatteso…

In effetti. Giacché il Reale non è mai completo senza l’Incompletezza – come seppe e insegnò lo Hegel – né poi però la Sorpresa è mai Tale senza l’Irreale – sia scusata la Rima – come seppero e insegnarono Tutti gli Altri.

Lei porta il lettore fra il Messico e Cuba, fra gli Indios ed i Conquistadores. Luoghi e persone apparentemente contrastanti, ma accomunati dalla medesima ancora di salvezza: la fantasia, anticamera del linguaggio…

Sì, perché solo l’Intervallo è abitato dall’Uomo: viceversa, i suoi Limiti – cioè i due Regni che lo negano e lo recludono come fra sbarre (o peggio come fra l’Alfa e l’Omega di un alfabeto persecutorio) –  ospitano soltanto: o schiavi, o schiavisti.

Come coniuga in queste pagine la delicatezza dei temi affrontati ed il suo proverbiale sarcasmo?

Con il fatto che il sarcasmo è lo sguardo o il volto in ombra della Luce, o ancora per dir così la sua mai intravista Nuca: è cioè l’alter ego del lirismo. Kraus, Borges – e moltissimi Altri fra cui Borges e Kraus – non intuirono né divulgarono Altro.

Nel libro compare anche un suo singolare disegno che solletica la curiosità dell’osservatore. Può dirci di cosa si tratta?

Si tratta di un esercizio che soltanto ora mi accorgo di dover definire: di scrittura superautomatica: puro segno senza significato: equivalente assoluto, e non differenziato da codici, crocevia o altre non meno insopportabili metafore, di ogni altro segno. Pura Musica Grafica di cui solo più tardi intuii: a) l’esistenza, b) il segreto, c) la perfetta o biunivoca corrispondenza con la guizzante ‘creatura’ che anni prima, nel ‘famoso’ viaggio Pescara-Milano, si era degnata di apparirmi nell’impossibile interstizio che separa il Vetro da se stesso.

Quali sono i suoi prossimi appuntamenti con i lettori?

Il medesimo editore che si accollò or ora la generosa e forse anzi prodiga imprudenza di rendere nota questa mia prosastica avventura, a primavera dovrebbe – il condizionale è d’obbligo: chissà che il Tempo non decida Altrimenti per qualcuno di noi… – mettere a disposizione del ‘pubblico’ (le virgolette sono d’obbligo: chissà che il Privato non decida Altrimenti per qualcuno di loro…) il secondo volume del mio libro di aforismi Pregiudizi della libertà, spudoratamente sottotitolato libro di sarcasmi e di malinconiche superstizioni – che lui stesso scelse di pubblicare sotto altra sigla nell’ormai remoto 2006. Né posso escludere che ripeta domani lo stesso erratico errore di ieri: ripubblicarlo (alludo, lo dico per sincerarmi della mia persistenza semantica, al primo volume dello stesso libro: cioè a quello già furtivamente apparso e poi subitamente disapparso).

Per approfondimenti: www.eldjablo.it [1]robmorp@fastwebnet.it [2]

Andrea Bonfiglio