Pubblicato il: 18 settembre, 2012

Ellis Island: l’isola delle lacrime

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In foto, Ellis Island - La cena in mensa
Milioni di immigrati nel corso della storia hanno popolato quello che è oggi l’emblema della multietnia mondiale, ovvero gli Stati Uniti d’America. Uomini e donne di origini europee (soprattutto italiani e abitanti del sud-est europeo), cinesi, bengalesi, africani, arabi e mediorientali oggigiorno sono cittadini americani a tutti gli effetti. I padri, i nonni o i trisavoli di tutta questa gente, nel secolo scorso, lasciò la propria patria e le proprie famiglie alla ricerca di fortuna, guardando con occhi pieni di speranza un paese che poteva offrire loro un futuro migliore, gli States.

I motivi principali che inducono parecchia gente ad abbandonare la propria patria sono: le crisi economiche, l’inciviltà, le guerre e le carestie. La storia è ciclica ed ogniqualvolta un paese si trova dinanzi ad un periodo di forte depressione, vi è sempre lo sviluppo massiccio di un secondo paese, una seconda area la quale trova un momento di crescita. I secoli scorsi sono stati coronati dall’industrializzazione di matrice americana, il fordismo, la vittoria statunitense nel secondo conflitto mondiale e la consacrazione del paese a stelle e strisce come colosso e potenza mondiale. Di contro, aree fortemente depresse come il continente asiatico, africano e parte d’Europa vivevano momenti di vera e propria sconfitta, sotto tutti i punti di vista, sia politico-sociale che economico. Il ventesimo secolo è stato il periodo degli esodi verso quella che comunemente viene apostrofata come “l’America”. Molti italiani meridionali, analfabeti e poverissimi, emigravano verso New York o il Jersey, ovvero la costa atlantica degli Stati Uniti. Stipati all’interno di navi mercantili, molteplici siciliani, campani, pugliesi, calabresi e tanta altra gente proveniente da ogni angolo del globo, approdava a New York imbattendosi nell’isola di Ellis per il riconoscimento e la registrazione dei propri dati personali. Tale isola si trova non lontano dalla famosissima Manhattan, ed oggi ospita il museo dell’immigrazione.

Ellis Island può essere considerata un centro di accoglienza – prigione, poiché gli immigranti venivano sottoposti ad un vero e proprio “stato di fermo”, il quale diveniva “stato di libertà” solo se l’immigrante rispondeva positivamente a tutte le visite fisiche e psichiche. La speranza di una vita migliore diveniva un’illusione e la beffa si faceva più concreta guardando la statua della libertà, la quale si trovava a poche centinaia di metri dal cosiddetto centro di accoglienza. Tutti coloro i quali non risultavano idonei alle visite psico-fisiche venivano segnati con un gessetto colorato e destinati ad un ulteriore controllo, quest’ultimo decisivo per il permesso di soggiorno negli U.S.A. Ad Ellis Island vi furono molti casi di suicidio e fuga a nuoto verso Manhattan, ciò fa notare quanto la gente si trovasse in uno stato di disperato bisogno d’emigrare verso lidi più floridi e rigogliosi, tanto da essere disposti a porre fine alla propria esistenza pur di non tornare al paese d’origine.

La quasi totalità degli odierni italoamericani può trovare informazioni ed indizi sulle proprie origini partendo proprio da Ellis Island; un uomo, una donna o un bambino può essere stato il seme che ha contribuito a far crescere un intero albero genealogico made in U.S.A.

Nel ventunesimo secolo gli Stati Uniti d’America hanno perso il primato in materia di flussi migratori provenienti dall’esterno, di contro, molti paesi asiatici stanno crescendo ad una velocità notevole, tanto da divenire insieme agli States e in molti casi anche più di quest’ultimi, dei veri colossi mondiali in campo industriale ed economico-finanziario: si pensi alla Cina, l’India e tutto il sud-est asiatico. Ad ogni modo, oggi la crisi imperversa in tutto il globo, il grande Occidente si trova in recessione e l’Oriente in forte espansione, le migrazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite significativamente rispetto il secolo scorso, al contrario aumenta sempre più la migrazione interna, soprattutto nel continente europeo. Gli emigranti italiani del ventunesimo secolo sono ben diversi dai loro concittadini dell’ Otto/Novecento, rispetto ieri vi è una maggiore istruzione e cultura, di conseguenza una superiore volontà di affermazione all’interno del tessuto socio-economico del paese ospitante.

                                                                                                                       Leonardo Di Stefano

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