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Facoltà di Lettere a Catania: cos’è cambiato?

3 novembre 2010, di   Stampa articolo Segnala articolo  

facoltà di lettere Facoltà di Lettere a Catania: cosè cambiato?
Catania - Facoltà di lettere

La facoltà di Lettere e Filosofia di Catania esiste da più di cinquecento anni e dal 1977 la sua sede è  l’ex Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, in pieno centro storico. Un luogo affascinante, meta obbligata di ogni visitatore e punto di attrazione per i giovani di tante altre facoltà.

Il prestigio della facoltà è all’altezza delle aspettative? Sono avvenuti dei cambiamenti nel corso degli anni? Per capirlo abbiamo intervistato tre studenti – Marco, laureatosi in Lettere Classiche col vecchio ordinamento; Sarah, laureanda in Lettere Moderne di nuovo ordinamento; Federica, matricola iscritta a Lettere Moderne – ponendo loro le stesse domande.

- Come giudichi la tua facoltà dal punto di vista dell’organizzazione e della burocrazia?  Permette allo studente di orientarsi e destreggiarsi con facilità? Reputi la struttura a misura di studente?

Marco: «Prima il personale della segreteria era costituito da persone più grandi, e le cose funzionavano meglio. Oggi, con la continua sostituzione di giovani, mi sembra sia aumentata la disorganizzazione. Per quanto riguarda la struttura invece, era tutto completamente diverso: quando mi sono iscritto, nel ’95 – ’96, non c’era il corpo delle aule nuove, non c’era la biblioteca al piano interrato, c’era solo una piccolissima aula studio ubicata in un’aula del secondo piano. C’è da dire che ovviamente eravamo molti meno.»

Sarah: «La mia facoltà non brilla dal punto di vista dell’organizzazione, anche solo per la divisione tra segreteria didattica e segreteria di presidenza con il relativo “ping pong” tra un ufficio e l’altro. Inoltre le informazioni che vengono fornite allo studente sono spesso frammentarie e incomplete, quando non direttamente sbagliate.  E poi c’è davvero troppo, troppo cartaceo: l’informatizzazione dei servizi procede a stento.

La struttura – il monastero – potrebbe essere ottima (spazi ampi, luoghi di ritrovo adeguati, biblioteca che offre un buon servizio) ma a parte il sovraffollamento delle aule vi sono aspetti che abbassano la media: le due aule informatiche (di cui una è stata chiusa per mancanza di personale) sono aperte a intermittenza, e quella al secondo piano ha dei computer vecchissimi e poco funzionali. Inoltre vi è l’annosa questione dei chiostri, perennemente chiusi.»

Federica: «Come tutti i neo-iscritti, per me si è trattato di un salto nel buio. Personalmente mi reputo fortunata, perché una mia cara amica del secondo anno mi ha spiegato come destreggiarmi tra i tanti ostacoli burocratici. So che alcuni ragazzi si informano attraverso i forum o addirittura attraverso Facebook, per sapere qualcosa sui programmi, sull’inizio delle lezioni, eccetera. Non credo che la facoltà agevoli in nessun modo lo studente.

La struttura della facoltà mi è sembrata piuttosto caotica, ci sono banchi e posti a sedere sparpagliati in giro nei corridoi, ma ho visto anche ragazzi seduti per terra a studiare.»

- Come giudichi la tua facoltà dal punto di vista della didattica? Il corso di studi è stato soddisfacente? I professori sono competenti, seri, puntuali, vicini agli studenti?

Marco: «Non c’è paragone: rispetto ad oggi c’erano professori davvero bravi, la maggior parte dei quali sono andati in pensione. Gli esami erano più seri, la materia dovevi sudartela: però poi i risultati si vedevano. Col nuovo ordinamento hanno allentato parecchio la cinghia…»

Sarah: «La didattica è pessima, il corso di studi non è stato soddisfacente (hanno tolto l’indirizzo cinematografico proprio nell’anno in cui mi sono iscritto, e lo studio delle materie è troppo accademico, a parte qualche laboratorio è tutto troppo teorico) e i professori non sempre sono stati dei punti di riferimento validi. Non mancano quelli seri e competenti, ma non mancano nemmeno quelli che considerano gli studenti quasi con fastidio, mancando loro completamente di rispetto.»

Federica: «Per me è ancora presto per rispondere. Mi sono stati raccontati aneddoti piuttosto bizzarri relativi a testi scritti dai professori stessi e adottati ad oltranza, anche se poco adatti alla materia, o ancora di insegnanti eccessivamente severi agli esami, che vanno in escandescenze e respingono gli studenti per motivi davvero futili, di insegnanti che non ascoltano durante l’esame…sinceramente, spero siano soltanto dicerie!»

Ornella Balsamo

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