Pubblicato il: 22 Maggio, 2009

Fini e Berlusconi: stesso partito, idee diverse

finiberlusconiFini e Berlusconi hanno idee abbastanza diverse sull’assetto e sul futuro della destra in Italia. Il primo insiste sempre più sulla necessità di creare una formazione politica quanto più democratica al suo interno; una compagine amalgamata dalle idee e dai programmi, piuttosto che unita intorno ad un leader potente e accentratore. Fini sta maturando una visione nuova della destra: sta cercando di creare un partito conservatore di stampo europeo, contrario a velleità xenofobe e impegnato invece a creare una formazione più liberale, conservatrice su alcuni temi ritenuti centrali, ma pronta a raccogliere le istanze rinnovatrici di un mondo che cambia. In questo quadro vanno lette le prese di posizione nei confronti del fascismo, l’importanza accordata al bilanciamento e alla divisione dei poteri, l’aperta ostilità verso qualsiasi tentazione accentratrice, l’accento posto sulla necessità di uno Stato laico, che lasci libertà di scelta ai cittadini nei momenti più drammatici della loro vita. Da sottolineare, poi, una certa “allergia” del presidente della camera a tutto ciò che c’è di spettacolare nella politica di Berlusconi; una netta avversità agli slogan populistici, ai “colpi di teatro”, alla tendenza del premier a privilegiare l’immagine e la bellezza, anche nella scelta dei suoi ministri di sesso femminile. Quella auspicata da Fini è una destra moderna, che conservi alcuni valori tradizionali come la centralità della famiglia, della tradizione, della patria, ma ne respinga con nettezza altri, quali il populismo, il razzismo latente, la centralità della Chiesa.

Berlusconi sembra avere un’altra visione del partito. Puntando al consenso, il premier non rinuncia a voli pindarici che gli consentano di guadagnare la fiducia di alcune fasce della società, il cui appoggio è ritenuto essenziale per mantenere il potere. Assistiamo allora alla tenace difesa delle prerogative cattoliche, più per convenienza che non per convinzione, anche quando queste sembrano anacronistiche e illiberali: il comportamento del presidente del consiglio sul caso Eluana ne è un esempio lampante. Il premier poi dimostra tentazioni populistiche sempre più marcate: sfrutta a suo vantaggio l’enorme esposizione mediatica che può ottenere sulle sue reti, fa della simpatia e della battuta di spirito un modo come un altro per ottenere consenso, presenta il suo successo personale quale referenza imprescindibile al fine di ottenere l’appoggio della popolazione. La destra di Berlusconi è quindi tipicamente populista, trasformista, priva di solidi riferimenti ideologici, insensibile alle richieste di maggior etica provenienti da alcuni settori della società e dalle ali più moderne della politica europea.

Pierfrancesco Celentano

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