Pubblicato il: 12 Marzo, 2009

Frost/Nixon – Il duello

frostnixonEd è ecco IL film per eccellenza: se l’Oscar, al di là di tutti i giochi mediatici, è davvero il premio più prestigioso dato al meglio da un punto di vista qualitativo e artistico, allora Frost/Nixon Il duello non può che esserne il vincitore. Ron Howard, prendendo una pièce teatrale di grande successo di Peter Morgan (autore di The Queen di Stephen Frears), gira un film assolutamente perfetto, senza nessuna sbavatura, nessuna pacchianeria o retorica spicciola, dotato di una tecnica cinematograficamente elevatissima ma anche di un climax appassionante ed emotivo, in cui la parola, l’intelligenza e l’azione dell’uomo si mescolano assieme regalandoci due ore di uno scontro avvincente, empatico, rispettoso, che ci ricorda il grande cinema hollywoodiano dei tempi d’oro e sottolinea le responsabilità del giornalismo più vero e dell’arte politica più insidiosa e convincente. La trama: nel 1977, tre anni dopo lo scandalo Watergate e le dimissioni da presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon (il candidato all’Oscar Frank Langella) concede una serie di interviste a David Frost (Michael Sheen, Tony Blair in The Deal e The Queen di S. Frears, nonché Lucian capo dei Lycans nella saga di Underworld e futuro Bianconiglio nell’atteso Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton), presentatore inglese di talk show privo di spessore politico ma in grado di tenergli testa rivelando serietà e assennatezza. I retroscena, le tattiche, i compromessi, i dubbi e i fallimenti prima del momento storico cruciale, di quell’atto dovuto al popolo americano in cui Nixon, incalzato da Frost, fa pubblica ammenda e per la prima volta, con lo sguardo smarrito e la rovina nel cuore, ammette i crimini di cui si è macchiato, sotto gli occhi colpiti, increduli e commossi di entrambe le parti, l’entourage giornalistico progressista e lo zoccolo duro degli assistenti personali dell’ex presidente. Formidabile prova per i due protagonisti, curiosamente gli stessi sul palcoscenico della commedia teatrale, la cui forza dialettica condotta con grande sobrietà e rigore ci fa rimpiangere lo stato attuale delle cose e delle persone, dei nostri politici, della nostra televisione, delle becere meschinerie e inadempienze di intere classi intoccabili e arroccate su se stesse. Una frase, come un pugno nello stomaco, stravolge ogni prospettiva e inchioda lo spettatore, che a sua volta sta guardando un film attraverso l’occhio televisivo della ripresa e la sensazione di assistere alla Storia: Nixon, con la voce alterata, che alle accuse di Frost sull’illegalità degli insabbiamenti e delle corruzioni, risponde di istinto che «se è un presidente a farlo, significa che non è illegale!». E il nostro sguardo si assottiglia fino ad assumere il punto di vista di Frost, che è quello dell’intera America, ma può essere sovrapposto a ogni cittadino che osserva consapevolmente lo sprezzo delle norme, l’abuso di potere, le bugie demagogiche, e sentendosi impotente di fronte a tutto ciò ribatte stranito: «come ha detto, scusi?». A quando una simile resa dei conti per noi?

Alice Briscese Coletti

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