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FuturisMI a Milano tra allarmismi ed estasi

3 aprile 2009, di Eleonora Tosco  Stampa articolo Segnala articolo  

futurismo2 FuturisMI a Milano tra allarmismi ed estasiIl 2009 è l’anno che celebra il futurismo nella città di Milano. In un epoca di crisi e diffuso pessimismo, sembra provvidenziale il cadere di questo anniversario: 1909-2009, cento anni ci dividono da uno dei più esplosivi e capillari movimenti culturali, capace di permeare arte, scrittura, danza, fotografia, cinema e persino la gastronomia. Quello che si vuole riportare alla mente sono il dinamismo, la creatività e la forza indiscussa che l’arte seppe infondere nella società di quegli anni. Il futurismo nacque in piena rivoluzione tecnologica, esaltato da invenzioni epocali come quella dell’aereo, della radio e dell’automobile, capaci di stravolgere i concetti di distanza e tempo, e di definire l’embrione di quella che sarebbe diventata anni dopo la società globale, coi suoi pro ed i suoi contro. Il trinomio dinamismo, azione e velocità viene riproposto in numerose iniziative culturali riassunte dal Comune di Milano col nome “FuturisMI”. Concerti di stampo futurista, come quello delle musiche di Casavola, Mix e Balilla Platella, i cui repertori, di una musicalità anticlassica di primo’900 generalmente poco eseguita, sono proposti dal teatro Dal Verme. Numerose sono le conferenze di varia natura e le mostre, come quella allestita a Palazzo Reale fino a Giugno, o l’evento “F.T. Marinetti = Futurismo” organizzato presso la Fondazione Stelline. Infine, iniziative davvero al limite dell’inusuale come quelle di stampo metateatrale sparse tra le piazze e le vie storiche della città meneghina per festeggiare l’apertura e la chiusura della manifestazione. I milanesi, inquadrati nella loro quotidianità, non sono stati molto capaci di gestire la prima di queste “esagerate” proposte; infatti, quando il 5 febbraio 33 danzatori-attori, confusi tra la folla, hanno dato vita al capolavoro boccioniano “Rissa in galleria” con una performance teatrale al limite del verosimile, ecco che i negozianti della Galleria Vittorio Emanuele II chiamano i vigili, quelli che qui si chiamano “ghisa”. Risultato? I vigili urbani interrompono tutto e chiedono i documenti ad un esterrefatto Finazzer Flory, assessore alla cultura. L’evento aveva strappato un sorriso sarcastico ai più che avevano commentato: “Ennesimi problemi di comunicazione tra i diversi settori del Comune”. Le reazioni si sperano più estasiate che allarmate per l’evento di chiusura della manifestazione previsto per il 7 Giugno, quando 21 pianforti a coda schierazti in Piazza Duomo suoneranno all’unisono, inondando di musica la città.

Eleonora Tosco

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